Tag: riflessioni

  • Daspo al Cristianesimo.

    La squadra serba Stella Rossa esibisce durante una partita di Europa League una coreografia di un importante santo… e ovviamente la squadra viene multata.

    Link articolo “Il Giornale”

    “Ehi mondo, siamo serbi e preghiamo che Dio ci aiuti a vincere”. Molto probabilmente la bellissima coreografia della squadra serba voleva raccontare questo. Il santo raffigurato infatti è praticamente il padre della nazione serba, “poiché riunì in un solo stato le diverse entità slave dei Balcani” come riportato su Wikipedia.

    I sinistronzi della UEFA a quanto pare non ci sono arrivati a pensare una cosa del genere e come hanno intravisto segni del pericoloso e odiato cristianesimo hanno deciso di intervenire. Non capisco per quale motivo un’icona cristiana non sia compatibile con lo sport. Si vedono sempre atleti di ogni genere con crocifissi, farsi segni della croce, ringraziare Dio e quant’altro… ma un’icona sacra non ha passato il test di conformità.

    Diavoli, posizioni politiche, teorie gender e inginocchiamenti ipocriti sono stati ammessi senza batter ciglio, qualora apparsi. Se queste cose sono compatibili con lo sport, sono ancora più lieto di non seguirne alcuno.

    Insomma, ai piani alti non si perde mai l’occasione di infangare e denigrare l’Occidente e i suoi valori perché considerati troppo ostracisti rispetto a multiculturalismo e turbo-consumismo. Il cristianesimo in Occidente rischia il completo annientamento di qui a pochi anni.

    F.

  • Il risultato del referendum è un disastro per la destra.

    I kompagni sono riusciti dopo innumerevoli tentativi falliti a chiamare efficacemente a raccolta i loro accoliti, mentre il fronte del sì, dava per scontata la vittoria.

    Link della piattaforma ufficiale dove consultare i dati del referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026

    Fa specie notare, nei vari dati pubblicati, che parte degli elettori di destra alle urne abbia votato per il no al referendum sulla Giustizia. Avrebbe senso imputare anche a loro la sconfitta.

    La riforma in sé, con con l’avvicinarsi dei giorni di votazione si è trasformata, come spesso è capitato, in un voto politico. Questa volta, dopo diversi successi è andata male al governo. La situazione è drammatica ma non tutto è perduto.

    Adesso i vari sogettoni del campo largo potranno sventagliare quando e come vogliono i risultati ottenuti con il referendum. Oggi stesso già era uscita una notizia inerente alle primarie del futuro governo compagnesco. Insomma, sono certi dopo questo referendum che alla guida del nuovo governo a partire dal 2027 ci saranno loro.

    Credo che il risultato complessivamente sia spiegabile in tre punti:

    • I giovani, al 60% di sinistra dai dati del referendum, si sono svegliati e hanno votato contro il governo. I ragazzi, sapendo che la scuola italiana è fortemente sinistrorsa, tra guerre e immondizia pro pal ultimamente sono stati sollecitati fortemente a odiare chi ci governa. Basterebbe un minimo di senno per capire che ancora non tracolla tutto grazie a chi comanda adesso, nonostante tutti i problemi.
    • La feroce propaganda anti occidente degli ultimi mesi, data la sua ferocia ha surclassato le voci e le idee più razionali, colpendo le pance di elettorato più debole sia economicamente che culturalmente. Andare contro l’occidente equivale ad andare contro il governo, che è lo sport preferito dei comunisti.
    • La guerra in Iran che ha alzato i prezzi dei carburanti e il costo della vita ha influito sicuramente sul morale generale delle persone. Ricordiamoci che la maggior parte di noi, detto in francese, non ricorda quasi un cazzo.

    Rifacendomi al terzo punto, penso alla scarsa memoria anche alle varie pagliacciate fatte dai giudici con i CPR in Albania e la “Famiglia del bosco”.

    Confidando nella scarsa memoria degli italiani, tra qualche settimana anche questo referendum finirà nel dimenticatoio, per essere ricordato all’occorrenza tra un’ospitata in tv e l’altra.

    Spero anche che quando ci saranno le elezioni i giovani tornino a giocherellare con i loro smartphone, dato che di politica e società ancora son digiuni.

    F.

  • Basi all’estero. Militari a casa. Poco senso.

    L’Italia è attiva in molti paesi del mondo con i suoi militari, per i motivi, giusti, più disparati. Adesso che c’è una guerra in corso e la loro presenza potrebbe essere strategica è giusto riportarli a casa?

    Parto da questo articolo de Il Sole 24 Ore per contestualizzare la mia riflessione.

    Abbiamo ridotto la presenza di militari in Medio Oriente per motivi di sicurezza un po’ in tutte le basi: In Iraq da oltre 1.000 a 141; in Kuwait riduzione a 100 militari; in Qatar e Bahrein tutti i pochi militari rimossi.

    Capisco la preoccupazione di tutti. Anche un mio parente stretto era in missione in Kuwait ed è stato riportato a casa, dopo giorni sotto a un bunker.

    È comunque da evidenziare che tra i compiti di un militare c’è anche questo. Quando ci si arruola, chi lo fa deve tenere conto della possibilità di ritrovarsi in situazioni difficili e non esser destinato esclusivamente a operazioni di routine alla stregua dei comuni dipendenti pubblici.

    Il ritiro di truppe denota secondo me, implicitamente, anche un segnale di estrema debolezza politica e decisionale rispetto agli altri paesi e ai nemici. Una debolezza che finora ho riscontrato nei confronti dell’Iran.

    Il Regime criminale ha infatti attaccato le nostre due importanti basi in Iraq e Kuwait, sapendo che ci fossero italiani. Lo stesso per tutti gli altri paesi del Golfo. Non capisco perché finora non ci sia stata una forte reazione da parte di quest’ultimi, dati i danni e le vittime provocati dagli attacchi.

    Da parte del nostro governo, c’è stato un ammonimento di qualche tipo verso l’Iran o delucidazioni dall’ambasciata (dato che in Italia c’è)? Finora no. Sono certo che si sta tentando di “tenere buono” il Regime per evitare le solite vigliaccate di attacchi terroristici e operazioni mirate verso di noi. Scelta che non condivido assolutamente.

    Non possiamo permettere ai criminali di fare quel che vogliono perché intimoriti dalle loro reazioni, anzi, dovrebbe essere il contrario.

    Per questo, pregherò ancora affinché questi criminali vengano spazzati via dalla Storia per sempre.

    F.

  • Cristo rosso

    Tra qualche mese mi sposerò in chiesa. Chiunque si reputi, anche in minima parte, cattolico dovrebbe farlo.

    Ieri abbiamo avuto un incontro di preparazione alla celebrazione con il sacerdote che ci sposerà.

    Da questo incontro, bellissimo, ho avuto modo di ricavare qualche riflessione.

    In generale, passando in rassegna tutte le varie letture e formule del matrimonio ho notato che in alcuni casi, per stessa conferma del sacerdote, sono state ammorbidite rispetto a diversi anni fa.

    Un esempio è la parte “prendo te come mia sposa” sostituita da “accolgo te come mia sposa“. Una formula più soft, che va definitivamente a cancellare la versione tradizionale secondo cui i genitori della sposa accettavano che lo sposo prendesse, appunto, come moglie la loro figlia. Il loro matrimonio controparte del patrimonio.

    Durante l’incontro è emersa anche una superficiale riflessione sull’Iran e la teocrazia in quel territorio. Il sacerdote ha riflettuto sul pericolo del regime criminale ed estremista. Ha comunque sottolineato anche il pericolo derivante da Israele. Una sua collaboratrice ha evidenziato come Israele sia attore “distruttivo” del Medioriente rispetto a Libano e Palestina. Ovviamente nessun riferimento a Hezbollah e massacro del 7 ottobre. Ho taciuto per non rovinare quel bel momento.

    Perché se un male è oggettivamente tale, va in qualche modo sempre contestualizzato e confrontato con un altro presunto male? Perché relativizzare sempre e comunque qualcosa?

    Oggi ho sentito una rassegna stampa in cui si evidenziavano le posizioni politiche del giornale Avvenire vicinissime alla sinistra e antioccidentali, anche se il quotidiano si presenta di ispirazione cattolica.

    Sintesi di queste osservazioni è la seguente: progressismo, femminismo e pensiero moderno, in qualche modo si sono infilati subdolamente anche nella nostra religione e il paradosso è che proprio la sinistra è uno dei nemici giurati degli ottusi cristiani cattolici.

    Come vediamo ogni giorno il progressismo qualsiasi cosa tocchi, è destinato a marcire. Almeno noi che siamo ancora sani, dobbiamo restare vigili e non farci irretire da questa immonda ideologia.

    F.

  • Proprietà quasi privata

    Un vecchio albanese nel 2018 si infiltra in un terreno semi-abbandonato e ci lascia la pelle. Nel 2026 il proprietario del terreno quasi. Giuridicamente.

    Notizia pazza di ieri sera del TG5 che in rete è quasi passata inosservata, se non qui.

    Link articolo PerugiaToday

    PS. Vi lascio anche il servizio video qui di Mediaset.

    Praticamente, nel 2018, un vecchio albanese si addentra in un terreno chiuso (malamente) e recintato per prendere delle more. In mezzo ai rovi oltre alle polidrupe c’è anche un pozzo artesiano di 4 metri nascosto dalla vegetazione, dove il Nostro finisce dentro e muore annegato.

    Uno dei proprietari (l’altro, disabile, non è stato condannato) è stato condannato a risarcire 100.000,00€ alla famiglia del vecchio, che nel frattempo ne ha chiesti altri 500.000,00€ per non rompere più le scatole.

    I proprietari hanno sicuramente avuto negligenze nel gestire questo terreno, forse dovevano metterlo in sicurezza e via dicendo, ma mi sembra assolutamente criminale che uno di loro adesso debba rovinarsi per pagare una violazione della proprietà privata commessa deliberatamente da un estraneo non autorizzato ad accedere. Teoricamente sarebbe potuto entrare anche scavalcando o in altro modo, infischiandosene della recinzione. Inoltre, se era un’area piena di vegetazione infestante, non avrebbe dovuto immaginarselo quel cavolo di vecchio che lì ci potessero essere pericoli? Pazzia!

    Mi sembra un modo profondamente ingiusto per favorire, come al solito, la “parte debole” della vicenda, il solito straccione a cui viene perdonato tutto, mentre alle persone comuni viene controllato qualsiasi cavillo e pretesa la perfezione.

    Un’altra opera del solito giudice alieno, inviso a chi voterà “sì” al referendum?

    F.

  • Guerre di seconda classe: Yemen

    Una guerra iniziata da tanti anni, con migliaia di morti e una generale indifferenza dell’Occidente. È facile ipotizzare che i petrodollari abbiano pagato lautamente il silenzio dei media.

    Riflettendo sulla base di questo bellissimo articolo dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI)

    sono ormai 11 anni che questo conflitto va avanti e quello appena esploso in Medio Oriente fa sperare in una possibile riunificazione del paese ridotto a un cadavere bicefalo, un po’ come la Libia. A nord est ci sono gli amici dell’Iran. Il resto del territorio è governato dallo stato legittimo, sostenuto dalla Monarchia Saudita, ma è presente una fronda secessionista favorevole agli Emirati Arabi Uniti.

    Per quanto riguarda il problema più grande, le dinamiche del movimento Ansar Allah, i famigerati houthi, sono le medesime di altri gruppi filo-iraniani come quelli in Libano e Palestina. Date queste premesse non si potevano avere prospettive diverse da quelle del cataclisma sociale.

    Lo stato degli houthi è volto tutto alla mobilitazione, all’indottrinamento e allo sfruttamento della popolazione, per lo scopo ultimo militare. Una bella immondizia. Dall’altra parte, il governo legittimo dello Yemen è alla canna del gas, poiché pare che dal 2022 non riesca più a sostenere un minimo l’economia con il petrolio. Ci sono frequenti assenze di energia elettrica e mancati pagamenti degli stipendi pubblici.

    Il 2025 si è chiuso, inoltre, con un tentativo di colpo di stato da parte dei separatisti dell’STC (Consiglio di transizione del sud) che ha portato all’intervento militare da parte dell’Arabia (sì Arabia e Emirati Arabi Uniti son due cose diverse). In questo modo STC è stato fortemente ridimensionato e il futuro di questo paese diviso in due è ancora tutto da vedere.

    La tipica guerra contemporanea: ha un inizio ma mai una fine.

    Sempre dall’ISPI vi metto un ulteriore link di approfondimento, più recente.

    F.

  • Se la Cina si sveglia, probabilmente sarà Terza Guerra Mondiale

    In questo momento di caos mondiale generalizzato, Pechino avrebbe e potrebbe costruirsi mille buone motivazioni per invadere e riprendersi Taiwan.

    Tra le potenze militari di serie A ci sono soltanto Cina e USA. Non vi è una terza. Subito dopo potremmo collocarvi la Russia. Tutte gli altri paesi a seguire. Tra questi tre principali attori, solo uno non è impegnato in un conflitto.

    Anche i sassi sono a conoscenza della volontà di Pechino di annettere definitivamente l’arcipelago di Taiwan (Repubblica di Cina), separato dalla Repubblica Popolare Cinese dal 1949. Taiwan come stato è oggi riconosciuto ufficialmente solo da 12 paesi nel mondo (tra questi Città del Vaticano, unico stato europeo). Basterebbe questo ad autorizzare un’operazione militare nei confronti dell’Arcipelago.

    Lo squilibrio militare tra le due cine è enorme e con l’America impegnata contro l’Iran, quale occasione migliore per riprendersi questi territori vitali per l’elettronica globale? L’azienda Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), infatti, detiene il 70% del mercato dei semiconduttori, che sono materiali vitali per tutti i dispositivi elettronici. Controllare anche questa realtà conferirebbe a Pechino il monopolio quasi assoluto su tutta la filiera di terre rare e semiconduttori. In poche parole diventerebbero padroni del mondo. Ovviamente il principale garante della sicurezza della Piccola Cina sono gli USA, che hanno da sempre tutto l’interesse intuibile a proteggerne l’indipendenza.

    Per capire quanto sia abissale il divario delle forze militari tra le due cine, esiste un sito, che sembra abbastanza affidabile, nel quale è possibile confrontare le forze armate delle varie nazioni e le spese militari sostenute annualmente. Vi ho già predisposto il link con il confronto tra Repubblica Popolare e Taiwan.

    Potete controllare qui.

    Spero che qualche gerarca di Xi non legga questo articolo.

    Preghiamo.

    F.

  • Ringraziamo Dio che c’è Trump

    Trump è l’America all’ennesima potenza. È l’ultimo esempio di un Occidente forte, temibile e pronto a combattere. L’Asse del male ne sta uscendo malissimo. L’esatto contrario della molla ed effeminata Unione Europea.

    Forse l’America con Trump ha trovato il modo di far funzionare in modo efficace le proprie operazioni militari all’estero. Sembra effettiva la rinuncia ad esportare la democrazia in virtù di obiettivi più mirati ed “economici”.

    Dopo Maduro, sembra che anche in questa occasione il ruolo USA sia pensato principalmente per aiutare gli iraniani a sovvertire il regime teocratico. Regime che ha deliberatamente scelto il suicidio violento, dichiarando praticamente guerra a tutti gli stati arabi vicini, alleati con l’America. Non dimentichiamoci anche l’attacco ai siti nucleari in Iran lo scorso giugno, che è stato un ammonimento per il regime iraniano.

    Sarà difficile scardinare un regime che è in piedi da quasi 50 anni, ma come ha ben detto Trump… ora o mai più. Se interverranno anche i paesi arabi sarà più facile fiaccare la poco credibile resistenza del regime criminale.

    Insomma, dopo il soporoso Biden, Trump era proprio la figura che serviva all’America: pronto a tutto e senza troppi compromessi.

    I primi a uscirne malissimo da questa prima fase del conflitto sono i grandi alleati dell’Iran. Se per la Russia è comprensibile un certo isolamento, non si spiega dove sia la Cina, che teoricamente dovrebbe essere una potenza di pari livello degli USA.

    Potrebbe facilmente essere strategia, certo, ma la verità è che la Cina è ancora molto molto indietro rispetto agli USA a livello militare e geopolitico. Chissà se questo silenzio è in qualche modo legato a Taiwan. Speriamo di no.

    I grandi assenti della Storia in generale sono gli stati europei. Pare che dell’attacco iniziale ne fosse a conoscenza solo il cancelliere tedesco Merz. Dalle nostre parti parlare di forza e deterrenza è vietato. Magari qualche gruppo minoritario strampalato potrebbe offendersi.

    F.

  • Preghiamo per la Persia.

    Dopo 47 anni c’è la possibilità di sbarazzarsi di un regime odioso e che conosce solo il linguaggio della violenza e della repressione.

    Ad esclusione dei comunisti di tutto il mondo, qualunque persona non islamista vede malamente il regime iraniano. Questa notte Israele, a cui poi si sono uniti USA hanno bombardato l’Iran, con diversi attacchi missilistici.

    Trump ha esplicitamente dichiarato che questo è il momento d’oro per i persiani di sbarazzarsi del marcescente regime degli ayatollah.

    Questo attacco mi rincuora perché emergono due aspetti, dal mio punto di vista, estremamente positivi:

    primo punto. Esistono ancora stati veramente occidentali, pronti a combattere per la propria sopravvivenza e società. Nazioni (Israele e USA) disposte a mettere in discussione tutto per i propri vitali interessi e pronti alla violenza quando necessario. Violenza di cui è vietato anche il solo pensiero nella molliccia Europa.

    Avevo parlato di due punti, ecco il secondo. Trump. Benché in patria, da quanto riportato dai sondaggi (che spesso non rispecchiano la realtà, soprattutto in America) il consenso sia in calo, è indubbio che grazie a lui il mondo abbia subito la scossa di cui aveva bisogno dopo il letargico Biden. A conti fatti, è il presidente più americano che ci sia da quando son vivo e che (apparentemente) dichiara esplicitamente le sue intenzioni.

    È senz’altro un personaggio estremamente controverso, ma con lui si è riaperto un dialogo più concreto con la Russia in merito alla guerra in Ucraina, è stato tolto di mezzo l’infame Maduro e adesso sta finendo di ridurre in macerie viscidi ayatollah. Inoltre, nessuno se ne ricorda, ha mediato un importante accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, uno stato di tensione che durava da quasi 40 anni.

    Preghiamo per i persiani che questa, dopo quasi 50 anni, sia la volta buona.

    F.

  • La crescente importanza della remigrazione

    Il dibattito sulla remigrazione e la nascita di questo termine è relativamente recente.

    Nel 2023 era considerata semplicemente parolaccia dai soliti damerini, oggi invece la remigrazione è diventata un concetto cardine per i conservatori europei ma temuto e denigrato da comunisti e paccottigliame vario.

    Una struttura sistematica del concetto è sicuramente il libro “Remigrazione. Una proposta”(ISBN 979-1254622667) dell’attivista austriaco Martin Sellner pubblicato originariamente nel 2024.

    Anche in Italia questo concetto è diventato importantissimo per i movimenti di destra, di cui il più eminente interessato è la Lega di Salvini. Una moltitudine della quale oramai non fanno più parte Fratelli d’Italia e la Presidente del Consiglio.

    La remigrazione è diventata anche una tematica molto cara ai cittadini, che hanno votato il referendum per la proposta di legge ad hoc, che ad oggi ha superato il 100% delle firme necessarie (115.000 su 50.000 necessarie). Ne ho già parlato in occasione di una conferenza alla Camera, bloccata vigliaccamente dai soliti cialtroni rossi.

    Il centro vitale della remigrazione in Italia è l’omonimo comitato “Remigrazione e Riconquista”.

    Qui trovate la pagina ufficiale del comitato

    Come si può vedere agevolmente dal portale, con la legge proposta si vorrebbe una maggior controllo dei confini e degli accessi nel Paese, taglio di fondi per l’immigrazione ed enti che la favoriscono, politiche sociali che tutelano prioritariamente o esclusivamente gli italiani.

    Tutto sacrosanto: per troppo tempo abbiamo permesso di sfruttare tutto il nostro benessere e stato di diritto a chiunque, senza alcun serio controllo. Adesso, finalmente, c’è una maggior consapevolezza che così non si possa andare avanti.

    Qualcuno storcerà il naso leggendo i promotori del comitato, ma le varie manifestazioni e iniziative svolte e in essere sono estremamente convincenti e ragionevoli. I media di massa, ovviamente, non stanno parlando quanto dovuto di questo fenomeno, ma su queste pagine si continuerà a farlo e se necessario promuovere le iniziative del comitato.

    Qui un report di una delle ultime manifestazioni

    Non si vede gente a volto coperto. Non si vedono distaccamenti pronti alla violenza e alla devastazione. Non si vedono bandiere palestinesi ma italiane… qualcuno però ci vuol far credere che il pericolo sono questi “fascisti”.

    Un’ultima osservazione: dobbiamo imparare, capire e imprimerci nel cervello, che le nostre democrazie sono l’eccezione e non la regola nel mondo. I nostri stati liberali hanno tanti problemi e inefficienze, ma sono anche il mondo migliore in cui vivere. Alla faccia di autocrazie, islaminchioni e quant’altro.

    Vivano la democrazia e la remigrazione!

    F.