Tag: riflessioni

  • Gli errori del governo Meloni su immigrazione e sicurezza

    Il 2026 verrà ricordato dai milanesi per il saccheggio della loro città da parte di saraceni e delinquenti nel mese di ottobre. Qui si ricorderà cosa non ha fatto il governo italiano per impedire questo scempio…

    e cosa probabilmente potrebbe impedirgli di mantenere il potere dopo le prossime elezioni. Credo che un governo di sinistra sia al pari di una piaga biblica, considerando i soggetti del cosiddetto “campo largo” (Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni). Dai recenti sondaggi pare che complessivamente questa banda di cialtroni sia avanti per numero complessivo di voti. Soggettivamente, questi sondaggi mi sembrano tutta una fregatura per influenzare chi ne legge i risultati da una parte o dall’altra.

    Comunque, l’oggetto di questo articolo è un’analisi dei punti in cui il governo ha fallito basandoci sull’exploit dei saccheggi di Milano, ma anche tutte le devastazioni intercorse dal 2022. Non giriamoci intorno, Meloni è alla guida del governo perché aveva promesso di risolvere i problemi più importanti del paese (adesso): immigrazione e sicurezza.

    Non inventerò nulla, e prenderò come riferimento il programma depositato da Fratelli d’Italia per le ultime elezioni. Metto sia il PDF scaricabile da questo blog che link diretto.

    Immigrazione

    Nel programma del 2022, a pagina 8, Fratelli d’Italia prometteva il “controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi”. Giorgia Meloni, in campagna elettorale, aveva anche spinto forte sull’idea del blocco navale. Eppure, nel 2023 gli sbarchi sono saliti a 157.651, contro i 105.131 del 2022. Nel 2024 sono poi scesi a 66.617, restando sostanzialmente stabili nel 2025, con 66.296 arrivi. Il calo rispetto al picco del 2023 è evidente, ma gli sbarchi non sono stati bloccati. E a quasi a fine legislatura, il blocco navale non è stato introdotto: nell’aprile 2026 è stato approvato dal Consiglio dei ministri un disegno di legge sul tema, rimasto però fermo in Commissione. Credo questo rispolvero sia stato una meteora in occasione della batosta del referendum sulla giustizia (e leggetevi pure il mio articolo in merito, dai) e dell’ascesa di Vannacci.

    I rimpatri e il modello Albania
    Un altro impegno centrale era rendere più efficaci le espulsioni. I rimpatri forzati sono stati 3.538 nel 2024 e 2.959 nel 2025: numeri che mostrano quanto sia difficile trasformare gli annunci in risultati concreti. Anche il progetto dei centri in Albania, presentato come una svolta nella gestione dei migranti, ha incontrato ripetuti ostacoli giudiziari.

    Mega parentesi: in questo blog, i giudici rossi li abbiamo pizzicati in diverse occasioni. Vi metto di seguito qualche articolo di riferimento:

    Liberi di scassare – Sulle città devastate e le decisioni marziane dei giudici. Terribilmente attuale.

    23 conndANNI e non sentirli – Risorsa loschissima colleziona 23 FOTTUTE condanne in Italia ma non si riesce a rispedirlo in Algeria. Gli dobbiamo anche dei soldi. Mamma-stommale. Depressione.

    Gli altri Roggero: i principali casi del dibattito sulla legittima difesa. – Non direttamente collegato ai giudici rossi, ma il caso del gioielliere Roggero, rovinato anche economicamente da una rapina, ci riporta ai giudici dell’Iperuranio rosso.

    Tornando ai rimpatri, al 14 luglio 2026, secondo i dati riportati alla Camera, erano state trasferite a Gjadër 685 persone, ma soltanto 101 risultavano rimpatriate. Tenete conto che gli immigrati irregolari in Italia sono intorno ai 340.000. Non tutti vanno rimpatriati ma sicuramente con questi numeri striminziti non si ripulisce il Paese dagli ospiti indesiderati e si evince la scarsa efficienza di queste misure.

    Sicurezza
    Il programma prometteva più risorse per le Forze dell’ordine, il contrasto alla microcriminalità e alle baby gang, oltre alla riqualificazione delle aree degradate. Ma i dati sui reati denunciati non raccontano un miglioramento generalizzato: nel 2024 sono stati registrati 2.399.347 delitti, il 2,5% in più rispetto al 2023. I furti sono aumentati del 3,3% e le rapine del 2,3%. Questo non significa che ogni misura del governo sia stata inutile, né che tutti i reati siano aumentati. Significa, però, che dopo anni di promesse e 8 decreti sicurezza sembra che il problema sia endemico e che il governo abbia fatto tutto tranne l’operazione principale e più coraggiosa, ovvero dare più poteri alle Forze dell’ordine. In pratica è come preparare dei buoni contorni a un pranzo, ma dimenticarsi della portata principale. A detta di giornalisti come Alessandro Sallusti, Nicola Porro e Maurizio Belpietro, per citarne alcuni, dopo il G8 di Genova, la libertà operativa delle Forze dell’Ordine è stata notevolmente ridimensionata. Guardando i recenti avvenimenti, direi che è stata quasi equiparati a quella dei civili.

    A parte questi fiaschi, guardandoci intorno, reputo che Meloni sia una delle migliori politiche non solo italiani, ma di tutta Europa (forse non ci vuole poi molto, considerando gli zombie Merz, Macron, Sanchez e Burnham). Un altro governo Meloni, rafforzato da un’ulteriore conferma alle prossime elezioni potrebbe tappare questi buchi? Dubito, data la vocazione europeista acquisita dalla coalizione governante una volta preso il potere.

    F.

    Fonti
    – Programma elettorale del centrodestra 2022
    Le promesse di Meloni su sicurezza e immigrazione.

    – Ministero dell’Interno: sbarchi e accoglienza
    Sbarchi: il picco del 2023 e il successivo calo.

    – Garante nazionale: rimpatri forzati 2024-2025
    Rimpatri effettivi: i numeri del Viminale.

    – Camera dei deputati: dati sul centro in Albania
    Gjadër: trasferimenti e rimpatri effettivi.

    – Rapporto Antigone: criminalità in Italia
    Reati denunciati: l’andamento nel 2024.

    – Fondazione ISMU: 31° Rapporto sulle migrazioni
    Immigrazione irregolare: la stima di 339.000 persone al 1° gennaio 2025.

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  • Pensieri liberi sul Giappone

    Sono stato circa due settimane in Giappone e il confronto con l’Italia mi ha leggermente sconfortato.

    Come vedrete dalla cronologia degli articoli, non pubblico da un bel po’ di tempo. In questo periodo di silenzio mi sono sposato e ho fatto il viaggio di nozze in Giappone, con un tour organizzato.

    Questo sarà un contenuto assolutamente personale e probabilmente poco informativo, però ci tengo a lasciare una traccia di queste mie riflessioni, prima che il tempo le seppellisca nei meandri della memoria.

    Avendo trascorso gran parte del viaggio tra Kyoto e Tokyo, ho confrontato continuamente Italia e Giappone.

    La prima cosa che mi ha colpito è stata la pulizia di praticamente qualsiasi cosa: parchi, strade, locali… dal buco più isolato al parco più frequentato ho sempre visto una pulizia e un’attenzione alla forma quasi impeccabili. In diverse occasioni ho visto anziani che pulivano i parchi, con una grande dedizione, e non con l’aria di chi lo fa semplicemente perché è pagato per farlo. In generale, anche i giapponesi sono molto puliti e attenti all’igiene.

    La cosa più pazza, in tutto ciò, è che praticamente in giro non ci sono cestini della spazzatura. Pare che la loro rimozione sia legata all’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995, quando alcuni ordigni furono collocati proprio in contenitori per i rifiuti.

    Non so a cosa sia dovuto, ma, per esempio, monete e soldi, quando si va a pagare in un negozio, vanno posati in appositi vassoietti, anziché essere dati direttamente in mano ai commercianti come facciamo dalle nostre parti.

    È stupendo vedere masse di persone quasi interamente omogenee: durante la mia permanenza avrò visto in tutto una ventina di persone di colore o mediorientali. Per il resto, giapponesi e basta, tutti con i capelli mori e gli occhi castani, tutti somiglianti ma tutti estremamente diversi. Un’infinità di persone che si spostano soprattutto con i mezzi pubblici per andare a lavorare o a scuola.

    In Italia, in ogni città, ormai si vedono in giro, oltre agli indigeni, anche un buon numero di “forestieri”. Se parliamo delle grandi città, in alcune zone gli italiani sono quasi in minoranza. Come dice il proverbio, chi è causa del suo mal…

    Questo tema degli stranieri mi porta a un altro ragionamento sulla sicurezza percepita e generale nel Paese. Sbandati, barboni, gente con le pudenda all’aria non ne ho visti. Vi basti pensare che addirittura i bambini delle elementari vengono lasciati andare e tornare da scuola in autonomia, affidati alla comunità e a un contesto che evidentemente lo permette.

    Pensate una cosa del genere da noi, tra zingari, maranza e gentaglia assortita.

    In generale, ho percepito un Paese che, nonostante le difficoltà, è vivo, consuma e vede chi lo abita far circolare denaro tra ristoranti, negozi multipiano, sale giochi e infinite altre corbellerie consumistiche.

    Il Giappone credo sia così vivace anche perché chi lo abita lo ama e, oltre al proprio bene, desidera il bene comune. Una mentalità che in Italia probabilmente non avremo mai, dato che lo Stato è solitamente percepito come un’entità malfunzionante e ingorda…

    A livello di funzionamento e infrastrutture, il Giappone è sicuramente mooolto più avanti di noi, ma su altri aspetti, come il patrimonio storico e la biodiversità, soprattutto se parliamo di alimenti, il confronto con l’Italia, il Bel Paese, è tutto a nostro favore.

    Insomma, avere un’Italia che funziona come il Giappone sarebbe il più bel auspicio che possa fare per le generazioni future.

    PS: Ah, la benzina, a settembre 2026, stava circa 90 centesimi di euro al litro.

    F.

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  • No-mosessuali. Luoghi dove essere gay è ancora reato. Edizione 2026.

    Lo scorso 27 luglio due terroristi islamici compiono un attentato al gay pride di Berlino, con un bilancio di 29 feriti e una donna morta. Da questa tragedia, nasce la riflessione: quali sono i posti in cui i gay oltre a essere odiati, sono perseguitati?

    Il contenuto di questo articolo è riferito principalmente a quanto reperibile liberamente al seguente link, che riporto per intero:

    https://database.ilga.org/criminalisation-consensual-same-sex-sexual-acts

    A rendere disponibili le informazioni è la ONG ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) che raccoglie tantissime organizzazioni mondiali che si occupano dei diritti di questa gente. Uso i loro dati perché risultano essere una fonte autorevole e certamente non perché sono un fan delle varie organizzazioni multialfabetiche, anzi, vorrei usare questo articolo per mostrare (come se ce ne fosse bisogno) l’ipocrisia e l’incoerenza di tante di esse, presenti nei nostri paesi occidentali, che guardacaso garantiscono quasi sempre tutti i diritti indispensabili che una persona dovrebbe avere per vivere dignitosamente e magari felicemente.

    Comunque, basta chiacchiere e vediamo, dai peggiori ai migliori, i trattamenti che in giro per il mondo vengono riservati a gay e compagnia grafematica. Dal database ILGA, risulta che tra i paesi ONU, 65 di essi criminalizzano in qualche modo la devianza sessuale. Partiamo dai più “cattivi”, in ordine alfabetico.

    PAESI CON PENA DI MORTE LEGALMENTE POSSIBILE PER GLI OMOSESSUALI

    Arabia Saudita
    Ultimamente è diventata sinonimo di stato islamico moderato… diciamo che non per niente così. I rapporti omosessuali sono criminalizzati nell’ambito di un sistema giuridico fortemente basato sulla Sharia. La pena prevista può arrivare alla morte, anche se risulta complicato capire con precisione quando e come venga applicata. ILGA World ha documentato oltre 40 casi di repressione tra il 2000 e il 2021, tra arresti, condanne, frustate e altre forme di persecuzione. Nel 2000, nove uomini furono condannati a 2.000 frustate ciascuno e diversi anni di carcere, mentre nel 2005 decine di uomini, probabilmente dei travestiti, furono condannati a un ammontare totale di 14.200 frustate e reclusione fino a due anni.

    Insomma, sarà uno stato moderato, ma con la frusta sono abbastanza prodighi.

    La pena capitale non è rimasta soltanto teorica: forse il fatto più impressionante risale al 2000, quando tre cittadini yemeniti furono decapitati con accuse comprendenti l’omosessualità. Non si sa per certo se si trattasse di pedofili. Nel 2019, durante un’esecuzione di massa di 37 persone, cinque uomini erano stati condannati anche per attività sessuali tra persone dello stesso sesso. Il rapporto segnala inoltre casi di tortura ed esami anali forzati, utilizzati dalle autorità per cercare presunte prove di rapporti omosessuali. L’ultimo aggiornamento dei dati risale al 2023.

    Brunei
    In Brunei, i rapporti omosessuali sono criminalizzati dalla legge islamica, introdotta progressivamente dal 2013 e pienamente applicata dal 2019. Per determinati atti è prevista anche la pena di morte, sebbene nel Paese sia in vigore una moratoria de facto sulle esecuzioni dal 1996. Non risultano tuttavia esecuzioni effettuate per questi reati.
    L’ultimo aggiornamento dei dati risale al 2023.

    Iran
    Poteva mancare nella lista dei cattivi, quello che sicuramente ne detiene il primato? Secondo ILGA tra il 1979 e il 2020 si sarebbero verificate almeno 241 esecuzioni legate a condotte sessuali tra persone dello stesso sesso, anche se il numero esatto è difficile da stabilire, soprattutto per la segretezza che circonda i procedimenti e per la sovrapposizione tra le accuse di omosessualità e quelle di violenza sessuale. La repressione non riguarda soltanto i rapporti sessuali: le autorità hanno documentatamente arrestato e maltrattato persone LGBT anche sulla base dell’abbigliamento, dell’espressione di genere o di semplici sospetti. Sono inoltre documentati casi di torture, frustate, detenzioni arbitrarie e condanne alla pena capitale. Nel 2022, ad esempio, un uomo condannato per sodomia (la pratica di rapporti sessuali anali eterosessuali, omosessuali o anche animali) fu giustiziato nell’ambito di un’esecuzione di massa. L’ultimo aggiornamento dei dati risale al 2023. Ricordiamoci che codesta nazione oltre a perseguitare gli omosessuali, non lesina nei massacri della popolazione. Nel 2026 pare ci siano stati almeno 30.000 morti con le manifestazioni di gennaio, antecedenti la guerra. Qui un link in inglese del Time.
    Mi fa sorridere amaramente che in Europa abbiamo spesso visto piazze multicolore solidarizzare con questo regime.

    Mauritania
    I rapporti omosessuali sono criminalizzati e la legge prevede anche la pena di morte, sebbene nel Paese sia in vigore una moratoria sulle esecuzioni dal 1987. ILGA World ha documentato almeno tre casi di applicazione della legge tra il 2008 e il 2023, ma sottolinea come la scarsità di informazioni renda impossibile conoscere l’effettiva portata della repressione. La società rimane fortemente conservatrice e sono documentati arresti, detenzioni e maltrattamenti nei confronti di persone LGBT. Quello che mi ha più impressionato dei casi riportati risale al 2011: Nel novembre 2011, tredici o quattordici uomini sospettati di essere gay furono arrestati a Nouakchott, la capitale del paese. Secondo le testimonianze, alcuni furono spogliati, bendati e picchiati con cavi elettrici durante la detenzione. Furono successivamente trasferiti nel carcere di Dar Naïm e rilasciati a specifiche condizioni nel dicembre dello stesso anno. Non si sa altro a riguardo. Anche qui “last update” 2023.

    Nigeria
    I rapporti omosessuali sono criminalizzati in tutto il Paese, ma la situazione è particolarmente grave nei 12 Stati settentrionali che applicano la legge islamica della Sharia, dove per determinati atti è prevista anche la pena di morte mediante lapidazione. Le esecuzioni per questi reati sembrano tuttavia essere estremamente rare. ILGA World ha documentato oltre 80 casi di repressione e applicazione penale della legge tra il 2002 e il 2023, comprendenti arresti, frustate, violenze e umiliazioni. Insomma, tutto molto tranquillo. Tra gli episodi più gravi, nel 2005 un uomo dello Stato di Kano (uno degli “infami” dodici) fu condannato alla lapidazione per sodomia; l’intervento del Relatore speciale delle Nazioni Unite gli consentì di presentare ricorso e, almeno fino al 2008, non risultava essere stato giustiziato. Nel gennaio 2014, tre uomini accusati di avere rapporti sessuali tra loro furono catturati da alcuni abitanti nello Stato di Imo (stato del sud, ufficialmente laico). Furono spogliati, legati con delle corde e portati in giro per le strade, esposti alla folla, prima di essere brutalmente picchiati. Successivamente furono condotti nella casa del capo tradizionale della comunità per essere sottoposti a una cosiddetta «cerimonia di purificazione». Uno dei tre morì a causa delle ferite riportate; gli altri due furono consegnati alla polizia per essere perseguiti. Il resto non si sa. Sì, anche qui, dati fermi al 2023.

    Somalia
    ***************

    Uganda
    Anche qui il menù repressivo comprende arresti arbitrari, torture, detenzioni senza processo, esami anali forzati e violenze da parte della polizia e della popolazione. Forse in questo paese ho trovato uno degli episodi più impressionanti di questa lista. Nel settembre 2006, il tabloid Red Pepper pubblicò un elenco di quasi 50 uomini e donne che definiva omosessuali, invitando i lettori a “inviare i nomi di questi deviati affinché possiamo pubblicarli e svergognarli, liberando la nostra patria da questo vizio mortale”. Poi, so che volete saperne di più dell’esame-anale-forzato; sembra una pratica per cui del personale medico, in base a un’ispezione dello sfintere, sia manuale che con oggetti (non ho approfondito di che tipo) riescano a risalire a pratiche omosessuali nei maschi. Ovviamente l’oggettività di queste pratiche è prossima allo zero. Di queste “visite” se ne rintracciano dal 2013 al 2023. Inoltre, nel 2023 è entrato in vigore un nuovo Anti-Homosexuality Act, che ha ulteriormente inasprito la normativa e prevede la pena di morte per alcune forme di “omosessualità aggravata”. Anche qui ci fermiamo al 2023 con i dati.

    Yemen
    Quando si parla di questo paese oltre alla miseria, si pensa subito agli amichetti dell’Iran, gli Houthi. Oltre a loro, purtroppo, ci sono anche altri gruppi jihadisti quali Ansar al-Sharia a flagellare altre zone del paese.

    Ho scritto anche un articolo approfondito sulla guerra in Yemen, lo trovate qui.

    La repressione comprende arresti arbitrari, torture, violenze sessuali, esami anali coatti, esami genitali e frustate in pubblico. Tra il 2011 e il 2012, fino a 316 uomini furono arrestati in diverse province con l’accusa di omosessualità. Tra il 2012 e il 2014, inoltre, sarebbero state uccise almeno 35 persone sospettate di essere gay da gruppi militanti che controllavano alcune zone del Paese. Nell’agosto 2020, una donna transgender yemenita fu arrestata dalla polizia, apparentemente per il semplice aspetto delle sue sopracciglia. Fu torturata per 20 giorni, anche tramite waterboarding (una tecnica di tortura che provoca alla vittima la sensazione di annegare e soffocare, versandole acqua sul volto mentre è immobilizzata) nel tentativo di costringerla a confessare di essere una lavoratrice sessuale e di avere rapporti omosessuali. La famiglia pagò una tangente per fermare le torture, ma successivamente la sottopose a ulteriori abusi a causa della sua identità di genere. Dopo 60 giorni di detenzione preventiva, fu condannata a un anno di carcere e 100 frustate, eseguite immediatamente nell’aula del tribunale. Nel 2021 riuscì a fuggire dal Paese.

    Sicuramente tornerò su qualcuno di questi paesi, con maggiori dettagli sui terribili trattamenti riservati agli omosessuali.

    PAESI CON ERGASTOLO LEGALMENTE POSSIBILE PER GLI OMOSESSUALI

    Come avrete letto, tutti i paesi precedenti criminalizzano l’omosessualità e nella quasi totalità dei casi la punizione si risolve diversamente dalla morte… o con malefatte talvolta peggiori. In altre parti del mondo la legge prevede la possibilità per gay e co. di passare il resto dei loro giorni in carcere. Vediamo molto velocemente quali sono.

    Bangladesh
    Legalmente è possibile il carcere a vita, anche se, dalle informazioni di ILGA, pare che si tratti più di una forma di deterrenza, poiché le pene sono abbastanza ridotte. Estremamente negativo che la polizia spesso si ritrovi a perseguitare persone omosessuali o semplicemente presunte tali. Anche l’atteggiamento della maggioranza della popolazione nei confronti di queste persone rimane fortemente negativo.

    Guyana
    In Guyana (Sud America), la legge prevede ancora pene molto severe per i rapporti omosessuali: la sodomia può comportare l’ergastolo, mentre la tentata-sodomizzazione è punita con 10 anni di carcere. Gli atti di “grave indecenza” tra uomini, anche se compiuti privatamente, possono invece comportare due anni di reclusione. La situazione potrebbe però cambiare: nel luglio 2025, cinque dei sei principali partiti politici si sono impegnati ad abrogare queste disposizioni, inclusi tutti quelli che hanno poi ottenuto seggi in Parlamento. Ad oggi però permane la legge sulla sodomia, ma pare che sia più un retaggio coloniale che una legge applicata in modo ferreo.

    Sierra Leone
    In Sierra Leone è ancora in vigore una legge risalente all’epoca coloniale britannica. La Sezione 61 dell’Offences Against the Person Act del 1861 punisce la sodomia, prevedendo per gli uomini condannati una pena che va da 10 anni di carcere fino all’ergastolo. Una disposizione vecchia di oltre 160 anni, insomma, che è ancora lì soltanto a fare la muffa, perché di casi documentati ce ne sono veramente pochi e perlopiù ridotti a fermi relativamente brevi. Direi che tra i gigantissimi problemi della Sierra Leone, i gusti sessuali siano alquanto poco rilevanti.

    Sudan
    In Sudan, la sodomia è criminalizzata dalla Sezione 148 del Codice penale. Fino al 2020, la legge prevedeva 100 frustate e fino a cinque anni di carcere, mentre per una terza condanna potevano essere applicati la pena di morte o l’ergastolo. La riforma del 2020 ha eliminato sia la pena capitale sia le frustate, ma ha mantenuto pene detentive severe: fino a sette anni per una seconda condanna e l’ergastolo per una terza. La legge punisce inoltre gli atti di “grave indecenza” e altri comportamenti di natura sessuale ritenuti lesivi della “modestia pubblica”, di qualunque cosa si tratti. Anche in Sudan, l’opinione pubblica e la società in generale discriminano e maltrattano gli omosessuali, con i metodi già precendetemente esposti (mazzate, arresti arbitrari e umiliazioni).

    Tanzania
    I rapporti omosessuali sono criminalizzati e possono essere puniti con l’ergastolo, oppure, se vi va bene, con una pena minima di 30 anni di reclusione. Anche a Zanzibar (arcipelago semiautonomo appartenente alla Tanzania, una sorta di Groenlandia per la Danimarca per semplificare) vigono severe norme contro i gay, con pene fino a 14 anni. Particolarmente significativa è la repressione politica e sociale: nel 2017 esponenti del governo arrivarono a chiedere l’arresto di persone accusate di promuovere l’omosessualità. Nel 2023 alcuni parlamentari arrivarono a invocare la pena di morte per i rapporti tra persone dello stesso sesso, mentre nel 2025 il governo stava valutando ulteriori misure per inasprire la repressione.

    Uganda
    Già vista la situazione drammatica in questo paese. La condanna di carcere maggiore risale al 2023, con due insegnanti detenute per 60 giorni. Quindi anche se la legge prevede il carcere a vita, casi del genere raramente si manifestano.

    Zambia
    La normativa contro gli omosessuali è sostenuta da una forte opposizione politica e religiosa: l’ex presidente Edgar Lungu ha mantenuto una posizione particolarmente dura, mentre esponenti religiosi hanno esercitato pressioni per impedire qualsiasi modifica delle leggi. Nel 2022 il portavoce del Governo ha inoltre ribadito che i rapporti tra persone dello stesso sesso sono illegali e che le relative norme non sarebbero state modificate. I casi documentati sono pochi, ma da queste aree remote del mondo non ci si può aspettare una copertura stile Garlasco.

    SITUAZIONI PARTICOLARI

    Questo paragrafo raccoglie quei paesi in cui è possibile la pena di morte per omosessuali e co., ma a livello legislativo c’è scarsa chiarezza.

    Afghanistan
    Nonostante non sia chiaramente definito da una qualche documentazione ufficiale, in Afghanistan, la persecuzione delle persone omosessuali ha assunto forme particolarmente brutali, soprattutto dopo il ritorno dei Talebani al potere nel 2021. ILGA World ha documentato oltre 65 casi di arresti, violenze e persecuzioni dal 1998 al 2023, mentre altri rapporti hanno raccolto almeno 98 episodi di violenza mirata dopo il ritorno dei Talebani. Le persone omosessuali sono state sottoposte ad arresti arbitrari, torture, violenze sessuali, frustate pubbliche e uccisioni, spesso senza alcuna garanzia giudiziaria, ovviamente. Nel novembre e dicembre 2022 diversi accusati di “reati morali”, tra cui rapporti omosessuali, furono frustati pubblicamente negli stadi. Nel maggio 2023, infine, fu riferito che la Corte Suprema talebana aveva condannato 37 persone alla lapidazione e altre quattro alla morte mediante crollo di un muro (sì, sepolti dai calcinacci) per adulterio e sodomia.

    Emirati Arabi Uniti
    Negli Emirati Arabi Uniti, i rapporti omosessuali sono criminalizzati attraverso un sistema giuridico fortemente influenzato dalla Sharia. La pena di morte è teoricamente possibile in determinate interpretazioni della legge, anche se ILGA World non ha trovato prove della sua applicazione recente per rapporti omosessuali consensuali. La repressione, però, è tutt’altro che teorica: tra il 2004 e il 2023 sono stati documentati almeno 21 casi di applicazione penale, comprendenti arresti, carcere, deportazioni, violenze e abusi contro persone LGBT o semplicemente considerate troppo “femminili” nell’aspetto. Sono stati inoltre documentati i “vostri” amati esami anali forzati.

    Pakistan
    Nella Terra dei Puri per rapporti omosessuali la legge prevede pene che possono arrivare fino all’ergastolo. Una norma contro gli “atti osceni” viene inoltre utilizzata per colpire, secondo ILGA World, lavoratori sessuali uomini, persone transgender e hijra (termine ombrello per identificare chi non si identifica in un uomo… anche se biologicamente lo è). Più controversa è la possibilità che, attraverso le norme islamiche sulla zina, alcuni rapporti omosessuali possano teoricamente comportare la pena di morte per lapidazione: ILGA sottolinea però che questa interpretazione è contestata e che le disposizioni sembrano riferirsi specificamente a rapporti tra uomini e donne. Nel 2023, inoltre, la Corte federale della Sharia ha limitato significativamente alcune tutele introdotte dalla legge del 2018 per le persone transgender, sostenendo l’incompatibilità di alcune sue disposizioni con la legge islamica.

    Qatar
    In Qatar esiste, almeno teoricamente e secondo alcune interpretazioni, la possibilità della pena di morte, sebbene le autorità qatariote sostengano che questa non venga applicata per i rapporti omosessuali e che le condizioni previste dalla Sharia per la lapidazione siano praticamente impossibili da soddisfare. La repressione, tuttavia, è tutt’altro che teorica: ILGA World ha documentato 17 casi di applicazione delle norme, tra cui arresti arbitrari, violenze di ogni tipo, umiliazioni e detenzioni senza processo. Particolarmente colpite risultano le persone transgender, alcune delle quali hanno raccontato di essere state arrestate per il semplice fatto di essere truccate e poi picchiate, rasate (un caso nel 2014 e diversi nel 2022) e sottoposte a “terapie di conversione”. Durante i Mondiali del 2022, nonostante le rassicurazioni rivolte ai visitatori stranieri, furono inoltre documentati nuovi casi di arresti e abusi. Insomma, se siete omosessuali, in Qatar conviene rasarvi la testa.

    Somalia
    La Somalia, da quanto ci raccontano anche i media, sembra un inferno in terra: uno stato segnato da decenni di conflitto, instabilità politica, povertà e dalla presenza di gruppi armati che controllano parte del territorio. In questo contesto estremamente complicato, le persone omosessuali sono esposte a una persecuzione particolarmente brutale. A livello burocratico i rapporti omosessuali sono punibili fino a tre anni di carcere, ma la prevalenza della Sharia lascia aperta anche la possibilità della pena di morte. ILGA World documenta diversi casi di arresti, frustate, condanne a morte e lapidazioni. Nel 2013, un ragazzo di 18 anni accusato di sodomia sarebbe stato sepolto fino alla vita e poi lapidato a morte. Nel 2016, una donna dichiarata lesbica sarebbe stata condannata a morte, riuscendo a fuggire dal Paese poche ore prima dell’esecuzione.

    ALTRI PAESI IN CUI L’OMOSESSUALITÀ È REATO

    Passiamo in rassegna solo per nome e per pena massima gli altri stati in cui risulta essere fuorilegge l’omosessualità. In questo caso l’ordine è crescente per quanto riguarda la reclusione massima possibile.

    Libano – 1 anno
    Liberia – 1 anno
    Zimbawe – 1 anno

    Algeria – 2 anni
    Burundi – 2 anni
    Chad – 2 anni

    Eritrea – 3 anni
    Ghana – 3 anni
    Guinea – 3 anni
    Marocco – 3 anni
    Oman – 3 anni
    Siria – 3 anni
    Togo – 3 anni
    Tunisia – 3 anni
    Uzbekistan – 3 anni

    Camerun – 5 anni
    Comore (tre isole a ovest del Madagascar) – 5 anni
    Libia – 5 anni
    Trinidad and Tobago – 5 anni
    Turkmenistan – 5 anni

    Kuwait – 7 anni
    Mali – 7 anni
    Samoa – 7 anni

    Maldive – 8 anni

    Burkina Faso – 10 anni
    Grenada (arcipelago nel Mar dei Caraibi) – 10 anni
    Jamaica – 10 anni
    Myanmar – 10 anni
    Saint Vincent e Grenadine (arcipelago di 32 isole a sud dei Caraibi) – 10 anni
    Senegal – 10 anni
    Sri Lanka – 10 anni
    Sud Sudan – 10 anni
    Tonga – 10 anni

    Isole Salomone – 14 anni
    Kenya – 14 anni
    Kiribati (è uno stato insulare dell’Oceania situato nell’Oceano Pacifico centrale) – 14 anni
    Malawi – 14 anni
    Papua Nuova Guinea – 14 anni
    Tuvalu (minuscolo stato insulare della Polinesia, Oceania, tra Australia e le Hawaii) – 14 anni

    Iraq – 15 anni

    Malaysia – 20 anni
    Niger – 20 anni

    Brunei – 30 anni

    *****************************************

    VI RICORDO CHE SE VOLETE APPROFONDIRE IN AUTONOMIA PER CIASCUN PAESE, POTETE CONSULTARE IL SEGUENTE LINK:

    https://database.ilga.org/criminalisation-consensual-same-sex-sexual-acts

    Arrivati alla fine di questo siluro, una cosa mi sembra difficile da negare: noi occidentali viviamo, con tutte le nostre imperfezioni, in una condizione di libertà e tutela dei diritti enormemente superiore a quella di molti, se non tutti, i paesi appena esaminati. Si può discutere con calma di discriminazioni e diritti che qualcuno ritiene ancora insufficienti, ma un omosessuale in Europa può vivere, lavorare, formare una coppia e condurre una vita normale senza rischiare carcere, torture, bislacche ispezioni anali o la vita per il proprio orientamento sessuale.

    Questo non significa che l’Occidente sia il Paradiso. Significa avere un minimo di proporzione nel giudicare il mondo in cui viviamo. Prima di continuare a raccontarci quanto siamo arretrati, forse sarebbe il caso di ricordarci anche quanto i nostri avi hanno già costruito e Dio ci ha concesso con ineffabile bontà.

    Data la complessità di questo articolo, se rilevate errori, sarò ben lieto di correggere e approfondire eventuali refusi.

    F.

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  • Ritardo sinistro: il cappotto (termico) del PD

    “Simpson, non puoi stare cinque secondi senza umiliarti?”. Cambiate il soggetto di questa leggendaria frase con uno qualunque del mondo sinistrorso italiano, sempre pronto a paladineggiare e poi regolarmente a prendersela in quel posto e avrete uno scherno per tutte le occasioni.

    L’ennesima espressione di pregevolissimo ritardo sinistro dell’estate è avvenuta nella città della torre pendente: Sulle pareti esterne di una scuola appaiono strane scritte e simboli, tra le quali “SI FASCIA” e “NO FASCIA”, scritto proprio così… ebbene i nostri PALLADIni anziché ipotizzare che fossero indicazioni per gli operai, prossimi alla messa in opera del cappotto termico, hanno subito sparato sui social le solite farneticazioni sul fascismo.

    Il Vicepresidente del Consiglio Regionale, Antonio Mazzeo (Ndr babbeo) ha così sentenziato parlando di “scritte e simboli riconducibili all’immaginario fascista e nazista” e definendo l’accaduto “un gesto gravissimo e intollerabile”.
    Dopo aver compreso di aver calpestato una grossa deiezione, il Nostro ha dichiarato “Ieri (16 agosto 2026 Ndr) ho pubblicato un post di denuncia dopo che alcuni genitori allarmati mi avevano segnalato una scritta in una scuola pisana che pareva inneggiare al fascismo. Non sarebbe stata la prima volta, purtroppo, e in questi tempi di troppe nostalgie l’allarme è scattato subito “.
    Le troppe nostalgie di cui parla sono di politici di sinistra umani, vero?
    Ovviamente, da pidiota perfettamente funzionante, non avrebbe mai potuto confessare che le nostalgie non siano altro che la solita e imbarazzante propaganda elettorale.

    Anche una senatrice PD, tale Ylenia Zambito ha usato questo granchio per la solita manfrina antifascista.

    Dato il momento dell’anno: niente di nuovo sotto al sole. In più degli altri articoli che ho scritto (Ritardo sinistro in particolare) mi fa riflettere che questi mob abbiano ancora un gran seguito. Mi sembra che gran parte dei loro ragionamenti e proposte siano fatti per provocare chi ha ancora un po’ di sale in zucca. Tra caldo, Ceuta, Fakir e Ranucci, non si perde mai l’occasione di schierarsi sempre dalla parte sbagliata.

    Aspettando il 2027, sicuramente ci regaleranno qualche altra incommensurabile perla di ritardo.

    Qui le fonti consultate per quanto scritto:
    Il Giornale
    Quinewspisa.it

    F.

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  • Idee per un’efficace difesa domestica da ladri… e stato.

    Da poco placate le acque sul caso Roggero, alcune idee su come tutelarsi dagli invasori e quello che da difensore può diventare un possibile nemico.

    È notte, la vostra vescica è colma, ma mentre state per alzarvi sentite rumori sinistri (non come li intendiamo di solito su questo sito) nella vostra casa. Se riuscite a non farvi niente addosso, cosa si fa?

    Secondo chi scrive, a influenzare quanto può accadere, sempre che i galantuomini non siano già al vostro capezzale, è principalmente una cosa: avere o no un’arma pronta all’uso.

    In caso negativo, c’è ben poco da fare, a parte pregare, barricarsi in camera o abbandonare l’abitazione, se si riesce. Se ci sono dei bambini o anziani in altre stanze, ancora peggio: si è in totale balia degli invasori. Avere invece un’arma da fuoco può offrire un minimo di deterrenza. Esistono pistole molto piccole, che possono stare ben nascoste nel comodino vicino al letto e risultare alquanto efficaci (soprattutto i revolver).

    Credo che nessun idiota, a questo punto, inizierebbe a dare la caccia ai ratti che gli sono entrati in casa, perché, come ben sappiamo dalle notizie di cronaca e come ho riportato nell’ultimo articolo aprire il fuoco preventivamente porta sempre grossi guai.

    Analizziamo alcuni casi in cui potrebbe sembrare una buona idea usare un’arma:

    • Sparare in aria – potrebbe sembrare il modo più “prudente” per mettere in fuga un ladro senza colpirlo. In realtà rischia di essere una delle scelte peggiori. Un proiettile sparato in un luogo chiuso è pericolosissimo e ci mette in condizione sfavorevole in eventuale ipotesi di reato. Nel 2017, ad esempio, un imprenditore padovano esplose due colpi di fucile in aria per allontanare alcuni ladri sorpresi nella propria azienda, adiacente alla sua abitazione. I malviventi fuggirono con la refurtiva, l’uomo venne denunciato dai carabinieri e poi gli sequestrarono tutte le armi. Cornuto e mazziatissimo.
    • Minacciare di aprire il fuoco – Questa è una via di mezzo, perché l’articolo 52 del Codice penale, relativo alla legittima difesa, e ancor più la legge n. 36 del 2019, consentono, in determinate circostanze, questo tipo di reazione, purché la nostra minaccia abbia la finalità di bloccare il ladro o metterlo in fuga. Dati i casini, la soluzione ideale è far sì che l’invasore si tolga dalle scatole e non toccare assolutamente il grilletto. Curioso che, in questa situazione, potremmo concretamente procedere noi all’arresto del ladro: l’articolo 383 del Codice di procedura penale consente infatti a ogni persona di procedere all’arresto in flagranza nei casi previsti dall’articolo 380, quando si tratta di delitti perseguibili d’ufficio, con l’obbligo di consegnare senza ritardo l’arrestato alla polizia giudiziaria. Una situazione facilmente attuabile, vero?
    • Sparare alle gambe – Come già anticipato, sparare preventivamente, senza un concretissimo rischio per la nostra incolumità, ci porta immediatamente nel tragico mondo dell’eccesso di legittima difesa. Le gambe sono un pessimo bersaglio poiché sono difficili da colpire e spesso, quando il tiro va a segno, ha la pessima abitudine di colpire l’arteria femorale, dove passano ettolitri di sangue e praticamente si muore dissanguati in pochi minuti. In questo articolo ho riportato i due casi di Pacini e Stacchio, vittime di furti, che hanno fatto questo errore.
    • Inseguire i delinquenti fuori dalla nostra proprietà – Anche qui niente di nuovo, dopo il caso Roggero, nessuno dimenticherà che rincorrere i ladri con le armi in pugno è quasi sempre una pessima idea, anche se non si fa fuoco. In tale situazione potremmo incorrere de botto in diversi reati: quello di minaccia aggravata dall’uso di un’arma (articolo 612 del codice penale), violenza privata (articolo 610 del codice penale; se costringiamo i ladri, sotto minaccia o mediante violenza, a fermarsi e fare quanto da noi imposto), porto abusivo di armi (articolo 699; possiamo spostare la nostra arma, in queste situazioni, solo nell’abitazione e nelle sue pertinenze: appena mettiamo piede fuori dalla nostra proprietà, siamo praticamente fregati). Viene meno anche lo stato di legittima difesa, poiché il pericolo non è più attuale e inevitabile.

    Una precisazione è doverosa: chi scrive non è né un giudice né un penalista. Quanto riportato finora sul piano giuridico ha quindi esclusivamente valore discorsivo e divulgativo e non pretende di essere un’analisi giuridica delle singole fattispecie. Per quella, fortunatamente, esistono persone che hanno passato qualche anno più di noi a studiare diritto.

    Per concludere, quindi, in quali casi di pericolo possiamo usare le armi legittimamente? Praticamente solo per legittima difesa. L’articolo 52 del codice penale contempla la legittima difesa quando si è costretti a proteggersi o proteggere un’altra persona da un pericolo in corso, in maniera proporzionale all’offesa. Quantificare questa proporzionalità nel momento in cui si manifesta questa situazione è complicato, ma, senza troppi arzigogoli, possiamo aprire il fuoco legittimamente se qualcuno ci sta aggredendo o è in procinto di aggredirci per farci fuori. Vale anche se questi galantuomini sono in procinto di offrire lo stesso trattamento a qualcuno della nostra famiglia. In questo caso, però, entra in gioco la proporzionalità che è materia di giudici e quant’altro.

    In generale, per difenderci al meglio se qualcuno sta rubando in casa nostra, la cosa migliore da fare è barricarsi preventivamente in un luogo sicuro, chiamare il 112 e avere l’arma pronta. Non sottovalutiamo neanche l’importanza di chiudere a chiave la porta della nostra camera da letto ogni sera prima di coricarci. Nel frattempo, da questa zona sicura, possiamo avvisare i delinquenti che le Forze dell’Ordine stanno arrivando e che siamo armati. Se in casa abbiamo anche bambini o anziani le cose si complicano ulteriormente. Certo è che rendere noto a questa feccia che potrebbero lasciarci la pelle è una deterrenza maggiore rispetto alle nostre sole braccia.

    Data la delicatezza del tema, se rintracciate qualche fesseria nell’articolo vi prego di comunicarmela. Sarò ben lieto di integrare e correggere.

    F.

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  • Gli altri Roggero: i principali casi del dibattito sulla legittima difesa

    Il gioielliere Mario Roggero è stato da poco condannato a 14 anni di carcere, con una sentenza micidiale. Negli ultimi vent’anni molti italiani sono finiti sotto processo dopo aver reagito a furti e rapine. Ecco alcuni dei casi più noti, in ordine cronologico.

    Francesco Putortì (2024)
    Il 28 maggio 2024 il macellaio Francesco Putortì sorprese due ladri italiani all’interno della propria abitazione, a Reggio Calabria. Secondo la sua versione, durante una colluttazione impugnò un coltello e colpì entrambi gli intrusi, che riuscirono comunque a fuggire. Uno dei due, morì poco dopo. La ricostruzione degli investigatori fu però diversa: secondo loro Putortì li rincorse e li attaccò alle spalle e alla fine si beccò 15 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio e tentato omicidio. I giudici non hanno riconosciuto nessuna attenuante al povero macellaio.

    Fredy Pacini (2018)
    Dopo 38 rapine nel suo negozio di rivendita gomme a Monte Savino (Arezzo), questo moderno Giobbe, ha deciso (come purtroppo fanno tanti imprenditori) di dormire nei propri locali aziendali. La trentanovesima rapina non si consuma per intero, perché mentre uno dei ladri moldavi prova ad entrare con grazia ninfea, sfondando una finestra a picconate, il gommista esplode cinque colpi alle gambe, tra i peggiori bersagli da mirare, e uno dei due che vanno a segno gli recide l’arteria femorale. Il “malcapitato” muore dissanguato. Nel 2021 grazie alla “Legge Salvini” n.36 del 26 aprile 2019, l’omicidio viene considerata legittima difesa e Pacini pienamente assolto. Estremamente sconvolto dall’accaduto, si è promesso di non usare mai più armi da fuoco. Se necessitate di qualsiasi tipo di gomma per i vostri mezzi e siete dalle parti di Monte Savino, andatelo a trovare qui.

    Mario Cattaneo (2017)
    Il 10 marzo 2017 l’oste Mario Cattaneo si ritrova un ladro all’interno della sua osteria, a Casaletto Lodigiano (Lodi). Ne nasce una colluttazione durante la quale parte un colpo di pistola che colpisce mortalmente il romeno Petre Ungureanu. Per 7 anni Cattaneo finisce sotto processo con l’accusa di omicidio volontario.

    Dopo un lungo iter giudiziario, nel 2024 la Corte d’Assise d’Appello di Milano lo assolve in via definitiva perché il fatto non costituisce reato, ritenendo che lo sparo sia partito durante la colluttazione e non come gesto volontario contro un ladro ormai in fuga. Dopo 7 anni si è capito che in un momento di panico, può capitare che una persona armata e aggredita spari.

    Massimo Zen (2017)
    Nella notte del 22 aprile 2017 la guardia giurata Massimo Zen intercetta la fuga di una banda di disonesti lavoratori che ha assaltato un bancomat a Vedelago (Treviso). Durante l’inseguimento apre il fuoco contro l’auto dei malviventi, uccidendo Manuel Major, un giostraio di 37 anni che stava scappando insieme ai complici. La giustizia ritiene che il pericolo fosse ormai cessato e lo condanna in via definitiva a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio volontario e risarcimento ai familiari.

    Dopo oltre due anni di carcere, nel 2025 il Presidente Mattarella gli concede una grazia parziale, tenendo conto anche del mostruoso risarcimento da 500.000 € già versato ai familiari della vittima e delle sue condizioni di salute. Credo che la grazia sia dovuta più alle gravi condizioni fisiche di Massimo, piuttosto che ad altro. Aveva seri problemi odontoiatrici che gli rendevano difficoltosa un’adeguata alimentazione ed aveva perso circa 30 kg. Se fosse morta in carcere una persona che ha subito un torto del genere, immaginate che ulteriore scempio sarebbe stato.

    Rodolfo Corazzo (2015)
    La sera del 24 novembre 2015 il gioielliere Rodolfo Corazzo rientra nella propria villetta di Rodano (Milano) quando viene assalito da tre rapinatori armati. Dopo averlo picchiato e minacciato, i malviventi lo costringono ad aprire la porta di casa e a disattivare l’impianto di videosorveglianza. All’interno dell’abitazione si trovano anche la moglie e la figlia di appena dieci anni.

    Una volta entrati in casa scoppia un violento conflitto a fuoco, poiché Corazzo aveva una pistola nella giacca con regolare porto d’armi. Secondo la ricostruzione, Corazzo spara inizialmente un colpo in aria; uno dei rapinatori riesce però a impossessarsi di un’altra arma del gioielliere e risponde al fuoco. Corazzo reagisce, colpendo mortalmente uno dei banditi, mentre gli altri due riescono a fuggire.

    Fin da subito il gioielliere sostiene di aver sparato soltanto per difendere la propria famiglia. Indagato per eccesso di legittima difesa, nel 2017 la Procura archivia definitivamente il caso, riconoscendo che aveva agito in una situazione di reale e concreto pericolo.

    Circa dieci anni dopo quella notte verrà eletto sindaco di Rodano.

    Graziano Stacchio (2015)
    Il 3 febbraio 2015 il benzinaio Graziano Stacchio sente degli spari dalla gioielleria vicina al suo distributore, a Ponte di Nanto (Vicenza). Una banda di damerini armati di kalashnikov sta tentando un colpo e all’interno del negozio c’è anche una giovane commessa. Stacchio prende il suo fucile da caccia, esplode alcuni colpi in aria e alle gambe dei malviventi, uno di questi, zingaro, viene colpito alla coscia e morirà, forse meritatamente, per dissanguamento e abbandonato dai complici.

    Il benzinaio viene indagato per eccesso colposo di legittima difesa, ma l’inchiesta per fortuna si conclude con l’archiviazione. Stacchio si è ritrovato improvvisamente in uno scenario da guerra e ha sparato per difendersi dalle armi d’assalto dei criminali.

    Ermes Mattielli (2006)
    Storia tristissima. Il 13 giugno 2006 il rottamaio (chi raccoglie e rivende rottame metallico) Ermes Mattielli sorprende due ladri nomadi nel deposito della sua azienda ad Arsiero (Vicenza). I due stanno caricando materiale rubato su un furgone quando Mattielli gli spara 14 colpi addosso. Purtroppo, nonostante questa pioggia di piombo, i due zingari non muoiono.

    La giustizia ritiene che non vi fosse un pericolo tale da giustificare l’uso dell’arma da fuoco e lo condanna a 5 anni per tentato omicidio, imponendo anche un risarcimento ai due ladri complessivo di 235.000 €.

    Già gravemente malato, Mattielli muore nel 2015 prima che la vicenda giudiziaria si concluda definitivamente. Non avendo a disposizione la somma effettiva da versare, pare che ai due zingari siano state date due vecchie case della vittima.

    Uno scempio in tutti i sensi, anche perché ai due criminali sono state assegnate pene ridicole di 4 mesi. Alla fine il crimine per loro ha pagato eccome.

    Giovanni Petrali (2003)
    Il 17 maggio 2003 Giovanni Petrali viene assalito da due rapinatori armati all’interno della sua tabaccheria a Milano. Durante la rapina viene picchiato m riesce però a impugnare la pistola e fare fuoco: uno dei due rapinatori muore, l’altro rimane gravemente ferito.

    Durante il processo gli viene contestato di aver esploso sette colpi quando il pericolo era ormai cessato. Inizialmente vengono chiesti 9 anni di reclusione dalla pm Barbaini, perché avrebbe agito per “vendetta personale”, a pericolo cessato. In primo grado viene condannato a 1 anno e 8 mesi per omicidio colposo e lesioni colpose. La Corte d’Appello ribalta però completamente la sentenza, riconoscendo la legittima difesa putativa: secondo i giudici, Petrali, ancora sconvolto dall’aggressione appena subita, aveva erroneamente ritenuto di essere ancora in pericolo. Oltre all’assoluzione, gli viene restituita anche la pistola.
    Mi ha fatto un’estrema tenerezza questo video del 2016 dove esprime solidarietà a Corazzo.

    Trovo orripilante che quando si tratta delle vittime dei furti o delle offese, lo Stato faccia pelo e contropelo delle azioni compiute dai malcapitati, mentre per quanto riguarda i malviventi pare sempre tutto più fumoso e interpretabile.

    Guardatevi anche questo mio altro articolo a riguardo.

    Sembra quasi che questi personaggi siano costretti a rubare perché in qualche astratta condizione di estrema difficoltà. Penso che ladri si nasca. Una persona non predisposta a queste malefatte, non avrebbe mai il coraggio di entrare in proprietà altrui per rubare e fare danno, ricchezza o povertà che sia.

    Mi rincuora che finalmente le vittime di questi crimini così gravi non siano più tenuti a risarcire economicamente le famiglie dei criminali. Copio direttamente dal Corriere della Sera: “Secondo l’articolo 7 del nuovo decreto Sicurezza di luglio 2026 «chi è vittima di rapina, furto, sequestro a scopo di estorsione, violenza sessuale non dovrà risarcire l’autore del delitto in caso di danno»”. 

    F.

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  • Buy nothing: il portafoglio è un’arma potentissima

    Mentre ogni mercato sembra saturo e praticamente qualsiasi cosa è in vendita… qualcuno ha deciso (finalmente) di fermarsi e riflettere un attimo.

    Probabilmente la più grande sfida del momento, per ogni azienda, è quella di catturare l’attenzione di un eventuale utente. Le varie applicazioni, come sanno più o meno tutti, sono realizzate per tenerci il più possibile all’interno di esse, poiché lo sviluppatore, tra un contenuto e l’altro può monetizzare (e far anche guadagnare altri) con la pubblicità.

    Le aziende fanno quindi di tutto per farci spendere, perché altrimenti non fatturerebbero. Fin qui possiamo capire ed è sempre stato così.

    Ma quando anche l’infrastruttura stessa della società spinge quasi allo stesso modo per farti spendere a tutti i costi e sempre di più, la questione diventa più pesante e bisognosa di ragionamenti.

    In Europa l’esempio più eclatante è relativo all’automotive, dove solo qualche ecodemente non riuscirebbe a capire che tra normative euro 7, limitazioni delle libertà di circolazione, norme sui gas serra e quant’altro, tutto ciò che va oltre la sfera informale, in un modo o nell’altro brama i nostri denari.

    Siamo arrivati al punto che in ogni istante della nostra giornata siamo invogliati a comprare o essere esposti a qualcosa che potremmo-voler-comprare. A me è successo qualche anno fa con le miniature. YouTube, de botto, un giorno mi suggerisce un video di un creator che assembla e dipinge miniature… e da lì, per un paio di anni, sono stato estremamente preso da questo mondo e ci ho investito un po’ (tra tempo dedicato e spese reali potrei dire intorno ai 2.000,00 euro). Oggi buona parte di queste cose che ho comprato sono inutilizzate o da terminare, le miniature necessitano infatti di essere assemblate e colorate con pennelli e vernici apposite. In pratica un dispendio continuo di tempo e denaro, giustificato solo da una fortissima passione. Non nego che appena riuscirò a trovare un minimo di tempo vorrei tornare a dedicarmici, ma adesso, quel materiale… è fermo in un armadio.

    L’esempio delle miniature è metafora di qualsiasi altro prodotto, ma come ci hanno detto migliaia di esperti e non, è lo stesso atto del comprare e non l’effettivo bene acquistato a darci piacere. Si parla di shopping edonistico, acquisto anticipatorio o binge shopping. Tali comportamenti, talvolta, sfociano in veri e propri casi di dipendenza.

    Ne riporto uno qui, sul sito della rivista inglese The Sun, relativo alla signora Sharon Bull, che ha raccontato pubblicamente di aver speso circa 50.000 sterline, perdendo casa e lavoro. Acquistava qualsiasi cosa: abiti, asciugamani, persino olio d’oliva di lusso. In seguito ha spiegato che lo shopping era un modo per gestire depressione e ansia. Di casi simili se ne trovano tanti sul web.

    In questo martellamento pubblicitario continuo è emersa una nuova idea di rapporto con i prodotti, un po’ estrema, concretizzata nel Buy Nothing Project.

    Questo progetto è una vera e propria filosofia di fruizione dei beni che mette in discussione il tradizionale rapporto tra individuo e consumo. Secondo questo approccio, un oggetto non esaurisce il proprio valore nel momento in cui smette di essere utile al proprietario, ma può continuare a svolgere la sua funzione nelle mani di qualcun altro. Invece di accumulare beni inutilizzati o sostituirli con nuovi acquisti, il movimento invita a prolungarne il ciclo di vita attraverso la condivisione e il dono gratuito all’interno della comunità locale.

    Morale: ridurre i consumi, gli sprechi e rafforzare le comunità. In pratica stiamo parlando di un “te lo regalo se lo vieni a prendere” evoluto, in cui risulta importante anche il lato umano e la reciprocità di convenienza tra gli aderenti. Ad oggi al Buy Nothing Project aderiscono più di 14 milioni di persone. Una specie di comunismo-uscito-bene, dato che è tassativo che non ci siano scambi monetari. Davvero niente male.

    Se vi interessa approfondire ecco il loro sito.

    Pur non aderendo direttamente al movimento, tutta questa faccenda ci dà un’infinità di spunti di riflessione. Ci siamo tutti dentro.

    Perché cambiare smartphone ogni due anni, spendendo molti soldi, nonostante sia ancora perfettamente funzionante? Il mio Huawei è stato acquistato nel 2018 ed è stato sostituito da un altro smartphone qualche mese fa. Ancora lo uso per ascoltare video mentre mi alleno e navigare in rete. Un carro armato cinese.

    Sappiamo che alcuni alimenti non sono il massimo della salubrità (bibite gassate, patatine bislacche, dolciumi di ogni genere), abbiamo davvero bisogno di queste cose? Non potremmo sostituirli con prodotti più semplici ed economici? Parlando di economia, nei vari supermercati abbiamo i prodotti a marchio proprio (private label) che costano una miseria e spesso sono equivalenti e/o prodotti negli stessi stabilimenti di marchi più costosi. Il trucco è leggere le etichette e informarsi un po’.

    Non sono un patito della moda; ma è necessario aggiornare continuamente il guardaroba, soprattutto con capi da due soldi, prodotti sfruttando chissà quale specie di ominide? Personalmente per l’abbigliamento ho sempre considerato l’acquisto di un nuovo capo esclusivamente in caso di necessità e veramente di rado come acquisto d’impulso. Ovviamente non si contemplano le donne per questo paragrafo.

    Esistono abbonamenti di ogni tipo. Abbiamo veramente bisogno a tutti i costi di avere a disposizione ogni prodotto culturale esistente prodotto dalla razza umana? Salvo gli addetti ai lavori, pagare abbonamenti a piattaforme di streaming ogni mese è una lenta e continua erosione del nostro denaro. Se proprio amiamo un film in particolare possiamo acquistarlo e rivederlo quando e come vogliamo. Non è alieno accontentarsi di quanto viene passato quotidianamente in televisione, dato che abbiamo a disposizione un’offerta immensa di film e canali tematici.

    Discorso simile per i videogiochi. Perché spendere una fortuna al day one quando dopo qualche mese o più il prezzo crolla drasticamente? Se abbiamo abbonamenti che non usiamo e non sono fondamentali per la nostra quotidianità… eliminiamoli.

    Infine, tornando a inizio articolo… l’automobile. Cambiarla ogni quattro o cinque anni, per chi può permetterselo, è davvero necessario? Se il veicolo è affidabile, manutenuto con attenzione e svolge egregiamente il suo lavoro, sostituirlo solo per avere il modello più recente significa affrontare una spesa pesante. Non sottovalutate questo fattore, tra pubblicità e normative europee pazze (di cui mi lamento qui), pensare di mettersi al riparo da prezzi inaccessibili il prima possibile con la sostituzione del proprio veicolo è un’idea più comune di quanto possa sembrare.

    Gli esempi potrebbero continuare e i precedenti sono esclusivamente quelli secondo me più influenti sul nostro benessere.

    In fondo, tutto questo discorso riguarda il recupero della nostra capacità di scegliere. Comprare dovrebbe essere una decisione consapevole, non una risposta automatica a ogni invitante stimolo proposto dal mercato.

    F.

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  • Partiti esotici: Pro Italia

    Primo articolo di una (spero) lunga serie, dove vorrei parlare un po’ di partiti lontani dal mainstream. Pro Italia è uno di quelli che merita assolutamente un po’ di notorietà.

    Questo blog ha un taglio decisamente destrorso, pertanto, potrebbe essere accostato a ideologicamente partiti quali Lega, FDI e Futuro Nazionale. Tuttavia, esistono anche altre realtà politiche spesso ignorate, che hanno una loro identità ben definita.

    La prima di cui voglio parlare è Pro Italia. Questo partito, semisconosciuto, ha secondo me due grandi punti di forza: la proposta di uscita dall’UE e il presidente Matteo Brandi, che espone sempre ragionamenti molto intelligenti e condivisibili.

    Come scritto spesso sugli articoli di questo blog:

    Una firma per salvare gli europei: Save Europe Act.
    L’auto sabotaggio europeo – edizione 2026
    Finirla con le ipocrisie e pensare seriamente a riaprire alla Russia

    È impossibile non pensare, passando per complottisti, che a Bruxelles e Strasburgo qualcuno ci voglia male e stia agendo per conto di terzi. Dal 2002 ci hanno inculcato che senza UE ed euro non si può vivere e non si può andare avanti. Ma adesso come stiamo andando? La crescita del paese è risicata sempre allo zero virgola qualcosa e la maggior parte degli italiani più giovani sono stati ridotti a degli eterni bambinoni timorosi delle responsabilità (leggetevi anche questo articolo che male non fa).

    In questo contesto di mediocrità e apatia, un partito come Pro Italia è una boccata di aria fresca rispetto ai parrucconi in parlamento.

    Il manifesto di Pro Italia ruota attorno a un’idea centrale: restituire all’Italia la piena sovranità politica, economica e culturale. Il Paese ha progressivamente perso la capacità di decidere del proprio futuro a causa dei vincoli dell’Unione Europea, della globalizzazione e dell’eccessiva burocrazia. È esiziale in questo contesto l’uscita da UE e dall’euro, e perseguire una geopolitica fortemente incentrata sugli interessi dell’Italia. Del manifesto mi piacciono molto le parti inerenti anche all’istruzione e al green che sono praticamente diventati ricettacoli di ideologie malate e contrarie alla libertà di opinione.

    Come scritto a inizio articolo, un altro punto di forza del partito è il presidente Matteo Brandi. Al di là del giudizio politico, credo sia uno dei pochi a proporre ragionamenti articolati, coerenti e pragmatici senza limitarsi alle poesiucole che ripetono molti mob dei vari partiti online e in televisione. Vi consiglio soprattutto i suoi contributi YouTube nel canale Galt Media. Inoltre, Matteo Brandi fa anche concorrenza a questo blog, dato che ne ha uno anche lui. Eccolo qui.

    Tornando, infine, a Pro Italia, vi invito a guardare il sito ed eventualmente sostenerli. Spero vivamente che riescano anche a entrare in parlamento e diffondere il più possibile le loro idee.


    proitalia.org

    F.

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  • Per fare più figli, le donne devono lavorare meno.

    La figura della donna madre è ormai demonizzata da circa un trentennio in tutto l’Occidente. In Italia questa idea suicida è più grave che altrove. Se le donne non vengono messe in condizione di procreare, siamo condannati all’estinzione e lo stato a collassare.

    Questo è uno dei contenuti più complessi che ospiterà questo blog, quindi mettetevi comodi e davanti al pc.

    Come a scuola, iniziamo dal problema

    In Italia nascono un numero ridicolo di bambini. Stato e Chiesa sembrano sempre prendere molto alla larga questa emergenza gravissima e prioritaria da risolvere.

    Fatemi sapere se oltre a questo secondo voi ci sono altri problemi di pari urgenza. Io ad oggi ne vedo solo un altro della medesima catastroficità. Ne parlerò sicuramente in un altro articolo.

    Avevo impostato questo articolo con i dati del 2024, ma essendo usciti i dati aggiornati del 2025 (che trovate qui), basiamoci su questi più nuovi.

    Nel 2025 c’è stato il minor numero di nati (355.000) da quando esistono le rilevazioni ISTAT. I morti sono stati invece 652.000, un po’ meno del 2024. Se fate un calcolino con qualsiasi chatbot, vi dirà che nel 2025 i morti sono 83,66% in più dei nati.

    Sostituzione etnica

    Quelli che parlano di sostituzione etnica, basandoci sui dati a disposizione… hanno perfettamente ragione. Nel 2025 gli immigrati stranieri regolari sono da report ISTAT 440.000 e gli irregolari intorno a 66.000 (il Viminale calcola solo i clandestini arrivati via mare, non quelli arrivati via terra, quindi potremmo arrotondare a 70.000). Quindi anche qui, più del 100% dei nati.

    E per dessert, non dimentichiamo che parte di quei disgraziati nati nel 2025 ha almeno un genitore di origine straniera (21,8% dei 364.000 di prima).

    Sempre per la sostituzione etnica, i nuovi nati sono praticamente una “zavorra” per lo stato, mentre gli stranieri che hanno un’età media di 29 anni, sono pronti per lavorare, riprodursi e sostituire gli italiani che son sempre meno.

    La svalutazione della suprema femminilità: la donna madre

    Essendo questo un blog principalmente di riflessioni, mi baserò soprattutto su quelle e su quanto propinato dall’industria culturale.

    Negli ultimi 30 anni, con la spinta micidiale del consumismo, si è andato a delineare un modo di pensare molto lontano da quello dei nostri predecessori. Principalmente i nostri nonni, in media, avevano una vita morigerata, attenta al futuro, legati molto al passato e alle tradizioni. Tutto ciò tenuto insieme anche da una spiritualità connessa al cristianesimo, talvolta reale, talvolta strumentale. Questa mentalità da “formica” a lungo andare, ha contribuito seriamente a renderci uno dei migliori paesi dove si possa vivere. Nel frattempo è stato concesso alle donne di essere sempre più importanti nella società, fino ad arrivare a una quasi totale parità di genere. Teniamo a mente che nel 2026 nella maggior parte del mondo non è così.

    A fine secolo, questo stile di vita è andato sfumando completamente, sostituito da una narrazione in cui l’obiettivo ultimo di ciascun individuo dovrebbe essere il successo individuale. Per raggiungere questo obiettivo una persona avrebbe dovuto concentrarsi sulla carriera e ottimizzare tempi e soldi.

    Ovviamente questo tipo di narrativa ha avuto pochi effetti concreti, poiché casi positivi di questo tipo non sono diffusi. Infatti, poche persone possono definirsi veramente di successo. “Puoi essere chi vuoi” è un po’ troppo complicato per la maggior parte delle persone che se ne sono accorte e hanno cominciato a respingere questo tipo di narrazione.

    Quindi, per ammorbidire un po’ questo racconto, ne è progressivamente arrivato un altro, più popolare, in cui il successo è stato sostituito con un’espressione che io definirei eterna giovinezza.

    Complice un forte individualismo che si è insidiato molto di più grazie alle piattaforme social statunitensi, alla fine siamo arrivati che non conta il successo, ma conta come usi il poco tempo che hai a disposizione. La vita è già complicata anziché dedicarci a questioni serie e al futuro, dedichiamoci al piacere attuale, nostro e individuale. Identifico questo piacere con la mania per la salute, per i viaggi, per il consumo a tutti i costi. Chi non consuma è uno sfigato.

    Quindi, in tutto questo turbinio di cazzeggio, è caduta quella morale che nessuno insegnava ma era dentro tutti i nostri avi, per cui ciascun individuo aveva un ruolo nella società e ci si aspettava delle cose da esso (lavoro e famiglia innanzitutto).

    Questi due capisaldi sono, in un modo o nell’altro, saltati. Il lavoro è visto perlopiù come un solo fine per racimolare qualche quattrino da spendere in fuffa intrattenitiva (parlo sempre per la maggioranza dei casi), mentre la famiglia viene vista come un peso insostenibile a livello economico e di responsabilità. Chi non ha responsabilità molto importanti? Esatto, i giovani, per questo ho chiamato questo modo di vivere eterna giovinezza. In pratica si decide di crescere solo anagraficamente, perché spiritualmente comporta troppe rinunce.

    Sulle donne questa mentalità da giovincello, ha ovviamente aiutato molto il raggiungimento dello stato attuale di declino demografico. Per anni le hanno tartassate con l’idea che una donna diventata madre troppo presto avrebbe “sprecato il proprio potenziale”. Una donna senza figli viene spesso rappresentata come più indipendente, moderna e realizzata.

    Il problema non è che una donna scelga liberamente di non avere figli. La libertà di scelta è un valore. Il problema nasce quando l’intero contesto culturale spinge quasi esclusivamente in quella direzione e quando diventare madre viene continuamente venduto come costi economici, responsabilità e futuro incerto.

    Una società veramente sana dovrebbe promuovere la maternità, semplicemente perché senza ricambio generazionale senza ricambio generazionale nessuna nazione può mantenere nel tempo il proprio sistema economico, il welfare, le pensioni e la propria identità culturale.

    Idee pazze su come aumentare le nascite

    Dato che non sono né un demografo né un politico metto di seguito alcune idee che un fantomatico governo di persone serie (che con questo andazzo non avremo mai) potrebbe attuare per “gonfiare più pance”.

    Dato che lavoro da solo quanto segue sarà abbastanza grezzo e potrei usarlo per futuri contenuti.

    • Cestinare l’ideologia woke e teoria gender.
      Come scritto prima, una parte della cultura occidentale ha spinto sempre di più verso l’individualismo, il presente e l’autorealizzazione, mettendo in secondo piano famiglia, responsabilità e futuro. La scuola dovrebbe limitarsi a trasmettere conoscenze il più possibile oggettive, senza farsi portavoce di particolari ideologie.
    • Creare una narrazione pro-famiglia, di concerto con la Chiesa.
      Valorizzare le donne secondo me non è renderle delle insopportabili cagne come nei film americani recenti, ma basterebbe condividere maggiormente l’emergenza demografica dell’Italia e promuovere la maternità come scelta di vita di estremo valore e non come condanna. A contribuire a questo anche un maggior coinvolgimento della Chiesa su questo tema, che ultimamente viene tenuto abbastanza ai margini.
    • Tassare chi dopo una certa età non ha figli / non è sposato.
      Se una persona dopo i 30 anni ancora non è sposata o non ha figli, deve avere una maggiorazione delle tasse in busta paga. Questo perché non contribuisce “come dovrebbe” alla crescita demografica e quindi economica del paese. Ovviamente non calcoliamoci dentro i sacerdoti o chi per forza di cose non si può sposare o avere figli (anche se qualche economista sadico lo farebbe).
    • Mettere a reddito la maternità.
      Oltre ad aumentare l’assegno di maternità, che attualmente ammonta a circa 2000,00€ suddivisi in 5 mesi, se una donna supera un certo numero di figli deve ricevere aiuti sostanziali non solo economici ma anche di sgravi fiscali. Anche l’AUU (Assegno Unico e Universale) dovrebbe essere esteso a un maggior numero di persone e anche con redditi più alti.

      In alternativa una donna può decidere di “isolarsi” dal mondo del lavoro per un tempo determinato per dedicarsi alla cura e alla crescita dei figli, ricevendo mensilmente un’indennità maggiorata in base al numero di figli.
      Questo è il punto chiave dell’articolo e che richiederebbe il massimo sforzo: riportare delle donne a scegliere la maternità e la cura dei figli, senza sentirsi un peso sociale ed economico addosso. Non deve più esistere differenza tra madri che scelgono esclusivamente di dedicare la propria vita alla procreazione e all’educazione dei figli, da quelle che lavorano.
    • Valorizzare le madri. Lo stato non dovrebbe limitarsi a dare solo sussidi ma ad esempio riconoscere contributi pensionistici aggiuntivi per ogni figlio, riduzioni fiscali sostenibili per ogni figlio a carico, il riconoscimento economico degli anni dedicati alla crescita dei bambini e agevolazioni per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie.

    Questo articolo è stato un po’ tutto: analisi, sfogo e pars construens. Data l’importanza del tema, ci tornerò sicuramente.

    F.

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    Fonti:
    ISTAT
    ISTAT report indicatori demografici 2025;
    Cruscotto statistico sbarchi del Ministero dell’Interno (aggiornato al 10/06/2026);
    ISTAT Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2024;
    Report ISTAT – Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente | anni 2023-2024;

  • Trump ha davvero perso in Iran? Una lettura diversa dell’accordo

    La maggior parte dell’industria culturale ha deciso che Trump è stato sconfitto in Iran… ma è davvero così?

    Giornali e giornalai hanno stabilito che gli USA con la guerra in Iran le hanno buscate malamente. Secondo costoro, basta guardare i 14 punti dell’accordo del 17 giugno del 2026 per rendersene conto. Io ci ho visto cose diverse e molto buone per gli USA.

    Come riferimento lascio link ad ANSA per confronto con il mio articolo. Questa lista dovrebbe essere estremamente autorevole dato che proviene da Bloomberg News, agenzia stampa dell’omonimo colosso finanziario.

    In particolare voglio focalizzarmi sui punti 6 e 10. Il primo inerente a un fondo internazionale di 300 miliardi di dollari per l’Iran, il secondo sulla rimozione delle sanzioni americane all’Iran.

    Guardando questi punti un qualsiasi mob potrebbe pensare che a guadagnarci sarebbero esclusivamente i puzzoni persiani… invece credo non sia affatto così.

    Per il sesto punto, i 300 miliardi, il primo paragone che mi è venuto in mente è stato quello con il Piano Marshall post Seconda Guerra Mondiale. In quel caso gli USA avevano stanziato 13,3 miliardi di dollari (che corrisponderebbero a 160 – 180 miliardi di oggi). Quel piano di ricostruzione cosa ha portato agli Stati Uniti? Una grande quantità di lavoro, investimenti e la nascita delle sue principali “colonie” europee. Ha praticamente creato quel concerto di paesi, simili per idee e modi di vivere che oggi chiamiamo Occidente.

    Lo stesso potrebbe succedere all’Iran con questo accordo: non solo si riverserebbe una quantità di soldi mostruosa da parte di aziende americane e partner regionali, ma gli USA riuscirebbero a penetrare dopo decenni in un nuovo mercato di 90.000.000 di persone, tutto da costruire.

    Ad aiutare la costruzione di questo mercato cosa altro aiuterebbe ad accelerarne lo sviluppo e l’attuazione? Esattamente: lo sblocco dei capitali iraniani attualmente sotto sanzione, come riportato nel punto 10 dell’accordo. Gli USA danno sia il pesce che le canne per pescarlo agli iraniani.

    Se così fosse, gli USA oltre a creare una nuova colonia, andrebbero anche a ridurre l’influenza della Cina nei confronti di Teheran.

    F.

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