Preghiamo per la Persia.

Dopo 47 anni c’è la possibilità di sbarazzarsi di un regime odioso e che conosce solo il linguaggio della violenza e della repressione.

Ad esclusione dei comunisti di tutto il mondo, qualunque persona non islamista vede malamente il regime iraniano. Questa notte Israele, a cui poi si sono uniti USA hanno bombardato l’Iran, con diversi attacchi missilistici.

Trump ha esplicitamente dichiarato che questo è il momento d’oro per i persiani di sbarazzarsi del marcescente regime degli ayatollah.

Questo attacco mi rincuora perché emergono due aspetti, dal mio punto di vista, estremamente positivi:

primo punto. Esistono ancora stati veramente occidentali, pronti a combattere per la propria sopravvivenza e società. Nazioni (Israele e USA) disposte a mettere in discussione tutto per i propri vitali interessi e pronti alla violenza quando necessario. Violenza di cui è vietato anche il solo pensiero nella molliccia Europa.

Avevo parlato di due punti, ecco il secondo. Trump. Benché in patria, da quanto riportato dai sondaggi (che spesso non rispecchiano la realtà, soprattutto in America) il consenso sia in calo, è indubbio che grazie a lui il mondo abbia subito la scossa di cui aveva bisogno dopo il letargico Biden. A conti fatti, è il presidente più americano che ci sia da quando son vivo e che (apparentemente) dichiara esplicitamente le sue intenzioni.

È senz’altro un personaggio estremamente controverso, ma con lui si è riaperto un dialogo più concreto con la Russia in merito alla guerra in Ucraina, è stato tolto di mezzo l’infame Maduro e adesso sta finendo di ridurre in macerie viscidi ayatollah. Inoltre, nessuno se ne ricorda, ha mediato un importante accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, uno stato di tensione che durava da quasi 40 anni.

Preghiamo per i persiani che questa, dopo quasi 50 anni, sia la volta buona.

F.