Una guerra iniziata da tanti anni, con migliaia di morti e una generale indifferenza dell’Occidente. È facile ipotizzare che i petrodollari abbiano pagato lautamente il silenzio dei media.
sono ormai 11 anni che questo conflitto va avanti e quello appena esploso in Medio Oriente fa sperare in una possibile riunificazione del paese ridotto a un cadavere bicefalo, un po’ come la Libia. A nord est ci sono gli amici dell’Iran. Il resto del territorio è governato dallo stato legittimo, sostenuto dalla Monarchia Saudita, ma è presente una fronda secessionista favorevole agli Emirati Arabi Uniti.
Per quanto riguarda il problema più grande, le dinamiche del movimento Ansar Allah, i famigerati houthi, sono le medesime di altri gruppi filo-iraniani come quelli in Libano e Palestina. Date queste premesse non si potevano avere prospettive diverse da quelle del cataclisma sociale.
Lo stato degli houthi è volto tutto alla mobilitazione, all’indottrinamento e allo sfruttamento della popolazione, per lo scopo ultimo militare. Una bella immondizia. Dall’altra parte, il governo legittimo dello Yemen è alla canna del gas, poiché pare che dal 2022 non riesca più a sostenere un minimo l’economia con il petrolio. Ci sono frequenti assenze di energia elettrica e mancati pagamenti degli stipendi pubblici.
Il 2025 si è chiuso, inoltre, con un tentativo di colpo di stato da parte dei separatisti dell’STC (Consiglio di transizione del sud) che ha portato all’intervento militare da parte dell’Arabia (sì Arabia e Emirati Arabi Uniti son due cose diverse). In questo modo STC è stato fortemente ridimensionato e il futuro di questo paese diviso in due è ancora tutto da vedere.
La tipica guerra contemporanea: ha un inizio ma mai una fine.
Sempre dall’ISPI vi metto un ulteriore link di approfondimento, più recente.
F.
