Da poco placate le acque sul caso Roggero, alcune idee su come tutelarsi dagli invasori e quello che da difensore può diventare un possibile nemico.
È notte, la vostra vescica è colma, ma mentre state per alzarvi sentite rumori sinistri (non come li intendiamo di solito su questo sito) nella vostra casa. Se riuscite a non farvi niente addosso, cosa si fa?
Secondo chi scrive, a influenzare quanto può accadere, sempre che i galantuomini non siano già al vostro capezzale, è principalmente una cosa: avere o no un’arma pronta all’uso.
In caso negativo, c’è ben poco da fare, a parte pregare, barricarsi in camera o abbandonare l’abitazione, se si riesce. Se ci sono dei bambini o anziani in altre stanze, ancora peggio: si è in totale balia degli invasori. Avere invece un’arma da fuoco può offrire un minimo di deterrenza. Esistono pistole molto piccole, che possono stare ben nascoste nel comodino vicino al letto e risultare alquanto efficaci (soprattutto i revolver).
Credo che nessun idiota, a questo punto, inizierebbe a dare la caccia ai ratti che gli sono entrati in casa, perché, come ben sappiamo dalle notizie di cronaca e come ho riportato nell’ultimo articolo aprire il fuoco preventivamente porta sempre grossi guai.
Analizziamo alcuni casi in cui potrebbe sembrare una buona idea usare un’arma:
- Sparare in aria – potrebbe sembrare il modo più “prudente” per mettere in fuga un ladro senza colpirlo. In realtà rischia di essere una delle scelte peggiori. Un proiettile sparato in un luogo chiuso è pericolosissimo e ci mette in condizione sfavorevole in eventuale ipotesi di reato. Nel 2017, ad esempio, un imprenditore padovano esplose due colpi di fucile in aria per allontanare alcuni ladri sorpresi nella propria azienda, adiacente alla sua abitazione. I malviventi fuggirono con la refurtiva, l’uomo venne denunciato dai carabinieri e poi gli sequestrarono tutte le armi. Cornuto e mazziatissimo.
- Minacciare di aprire il fuoco – Questa è una via di mezzo, perché l’articolo 52 del Codice penale, relativo alla legittima difesa, e ancor più la legge n. 36 del 2019, consentono, in determinate circostanze, questo tipo di reazione, purché la nostra minaccia abbia la finalità di bloccare il ladro o metterlo in fuga. Dati i casini, la soluzione ideale è far sì che l’invasore si tolga dalle scatole e non toccare assolutamente il grilletto. Curioso che, in questa situazione, potremmo concretamente procedere noi all’arresto del ladro: l’articolo 383 del Codice di procedura penale consente infatti a ogni persona di procedere all’arresto in flagranza nei casi previsti dall’articolo 380, quando si tratta di delitti perseguibili d’ufficio, con l’obbligo di consegnare senza ritardo l’arrestato alla polizia giudiziaria. Una situazione facilmente attuabile, vero?
- Sparare alle gambe – Come già anticipato, sparare preventivamente, senza un concretissimo rischio per la nostra incolumità, ci porta immediatamente nel tragico mondo dell’eccesso di legittima difesa. Le gambe sono un pessimo bersaglio poiché sono difficili da colpire e spesso, quando il tiro va a segno, ha la pessima abitudine di colpire l’arteria femorale, dove passano ettolitri di sangue e praticamente si muore dissanguati in pochi minuti. In questo articolo ho riportato i due casi di Pacini e Stacchio, vittime di furti, che hanno fatto questo errore.
- Inseguire i delinquenti fuori dalla nostra proprietà – Anche qui niente di nuovo, dopo il caso Roggero, nessuno dimenticherà che rincorrere i ladri con le armi in pugno è quasi sempre una pessima idea, anche se non si fa fuoco. In tale situazione potremmo incorrere de botto in diversi reati: quello di minaccia aggravata dall’uso di un’arma (articolo 612 del codice penale), violenza privata (articolo 610 del codice penale; se costringiamo i ladri, sotto minaccia o mediante violenza, a fermarsi e fare quanto da noi imposto), porto abusivo di armi (articolo 699; possiamo spostare la nostra arma, in queste situazioni, solo nell’abitazione e nelle sue pertinenze: appena mettiamo piede fuori dalla nostra proprietà, siamo praticamente fregati). Viene meno anche lo stato di legittima difesa, poiché il pericolo non è più attuale e inevitabile.
Una precisazione è doverosa: chi scrive non è né un giudice né un penalista. Quanto riportato finora sul piano giuridico ha quindi esclusivamente valore discorsivo e divulgativo e non pretende di essere un’analisi giuridica delle singole fattispecie. Per quella, fortunatamente, esistono persone che hanno passato qualche anno più di noi a studiare diritto.
Per concludere, quindi, in quali casi di pericolo possiamo usare le armi legittimamente? Praticamente solo per legittima difesa. L’articolo 52 del codice penale contempla la legittima difesa quando si è costretti a proteggersi o proteggere un’altra persona da un pericolo in corso, in maniera proporzionale all’offesa. Quantificare questa proporzionalità nel momento in cui si manifesta questa situazione è complicato, ma, senza troppi arzigogoli, possiamo aprire il fuoco legittimamente se qualcuno ci sta aggredendo o è in procinto di aggredirci per farci fuori. Vale anche se questi galantuomini sono in procinto di offrire lo stesso trattamento a qualcuno della nostra famiglia. In questo caso, però, entra in gioco la proporzionalità che è materia di giudici e quant’altro.
In generale, per difenderci al meglio se qualcuno sta rubando in casa nostra, la cosa migliore da fare è barricarsi preventivamente in un luogo sicuro, chiamare il 112 e avere l’arma pronta. Non sottovalutiamo neanche l’importanza di chiudere a chiave la porta della nostra camera da letto ogni sera prima di coricarci. Nel frattempo, da questa zona sicura, possiamo avvisare i delinquenti che le Forze dell’Ordine stanno arrivando e che siamo armati. Se in casa abbiamo anche bambini o anziani le cose si complicano ulteriormente. Certo è che rendere noto a questa feccia che potrebbero lasciarci la pelle è una deterrenza maggiore rispetto alle nostre sole braccia.
Data la delicatezza del tema, se rintracciate qualche fesseria nell’articolo vi prego di comunicarmela. Sarò ben lieto di integrare e correggere.
F.
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