Mentre ogni mercato sembra saturo e praticamente qualsiasi cosa è in vendita… qualcuno ha deciso (finalmente) di fermarsi e riflettere un attimo.
Probabilmente la più grande sfida del momento, per ogni azienda, è quella di catturare l’attenzione di un eventuale utente. Le varie applicazioni, come sanno più o meno tutti, sono realizzate per tenerci il più possibile all’interno di esse, poiché lo sviluppatore, tra un contenuto e l’altro può monetizzare (e far anche guadagnare altri) con la pubblicità.
Le aziende fanno quindi di tutto per farci spendere, perché altrimenti non fatturerebbero. Fin qui possiamo capire ed è sempre stato così.
Ma quando anche l’infrastruttura stessa della società spinge quasi allo stesso modo per farti spendere a tutti i costi e sempre di più, la questione diventa più pesante e bisognosa di ragionamenti.
In Europa l’esempio più eclatante è relativo all’automotive, dove solo qualche ecodemente non riuscirebbe a capire che tra normative euro 7, limitazioni delle libertà di circolazione, norme sui gas serra e quant’altro, tutto ciò che va oltre la sfera informale, in un modo o nell’altro brama i nostri denari.
Siamo arrivati al punto che in ogni istante della nostra giornata siamo invogliati a comprare o essere esposti a qualcosa che potremmo-voler-comprare. A me è successo qualche anno fa con le miniature. YouTube, de botto, un giorno mi suggerisce un video di un creator che assembla e dipinge miniature… e da lì, per un paio di anni, sono stato estremamente preso da questo mondo e ci ho investito un po’ (tra tempo dedicato e spese reali potrei dire intorno ai 2.000,00 euro). Oggi buona parte di queste cose che ho comprato sono inutilizzate o da terminare, le miniature necessitano infatti di essere assemblate e colorate con pennelli e vernici apposite. In pratica un dispendio continuo di tempo e denaro, giustificato solo da una fortissima passione. Non nego che appena riuscirò a trovare un minimo di tempo vorrei tornare a dedicarmici, ma adesso, quel materiale… è fermo in un armadio.
L’esempio delle miniature è metafora di qualsiasi altro prodotto, ma come ci hanno detto migliaia di esperti e non, è lo stesso atto del comprare e non l’effettivo bene acquistato a darci piacere. Si parla di shopping edonistico, acquisto anticipatorio o binge shopping. Tali comportamenti, talvolta, sfociano in veri e propri casi di dipendenza.
Ne riporto uno qui, sul sito della rivista inglese The Sun, relativo alla signora Sharon Bull, che ha raccontato pubblicamente di aver speso circa 50.000 sterline, perdendo casa e lavoro. Acquistava qualsiasi cosa: abiti, asciugamani, persino olio d’oliva di lusso. In seguito ha spiegato che lo shopping era un modo per gestire depressione e ansia. Di casi simili se ne trovano tanti sul web.
In questo martellamento pubblicitario continuo è emersa una nuova idea di rapporto con i prodotti, un po’ estrema, concretizzata nel Buy Nothing Project.
Questo progetto è una vera e propria filosofia di fruizione dei beni che mette in discussione il tradizionale rapporto tra individuo e consumo. Secondo questo approccio, un oggetto non esaurisce il proprio valore nel momento in cui smette di essere utile al proprietario, ma può continuare a svolgere la sua funzione nelle mani di qualcun altro. Invece di accumulare beni inutilizzati o sostituirli con nuovi acquisti, il movimento invita a prolungarne il ciclo di vita attraverso la condivisione e il dono gratuito all’interno della comunità locale.
Morale: ridurre i consumi, gli sprechi e rafforzare le comunità. In pratica stiamo parlando di un “te lo regalo se lo vieni a prendere” evoluto, in cui risulta importante anche il lato umano e la reciprocità di convenienza tra gli aderenti. Ad oggi al Buy Nothing Project aderiscono più di 14 milioni di persone. Una specie di comunismo-uscito-bene, dato che è tassativo che non ci siano scambi monetari. Davvero niente male.
Se vi interessa approfondire ecco il loro sito.
Pur non aderendo direttamente al movimento, tutta questa faccenda ci dà un’infinità di spunti di riflessione. Ci siamo tutti dentro.
Perché cambiare smartphone ogni due anni, spendendo molti soldi, nonostante sia ancora perfettamente funzionante? Il mio Huawei è stato acquistato nel 2018 ed è stato sostituito da un altro smartphone qualche mese fa. Ancora lo uso per ascoltare video mentre mi alleno e navigare in rete. Un carro armato cinese.
Sappiamo che alcuni alimenti non sono il massimo della salubrità (bibite gassate, patatine bislacche, dolciumi di ogni genere), abbiamo davvero bisogno di queste cose? Non potremmo sostituirli con prodotti più semplici ed economici? Parlando di economia, nei vari supermercati abbiamo i prodotti a marchio proprio (private label) che costano una miseria e spesso sono equivalenti e/o prodotti negli stessi stabilimenti di marchi più costosi. Il trucco è leggere le etichette e informarsi un po’.
Non sono un patito della moda; ma è necessario aggiornare continuamente il guardaroba, soprattutto con capi da due soldi, prodotti sfruttando chissà quale specie di ominide? Personalmente per l’abbigliamento ho sempre considerato l’acquisto di un nuovo capo esclusivamente in caso di necessità e veramente di rado come acquisto d’impulso. Ovviamente non si contemplano le donne per questo paragrafo.
Esistono abbonamenti di ogni tipo. Abbiamo veramente bisogno a tutti i costi di avere a disposizione ogni prodotto culturale esistente prodotto dalla razza umana? Salvo gli addetti ai lavori, pagare abbonamenti a piattaforme di streaming ogni mese è una lenta e continua erosione del nostro denaro. Se proprio amiamo un film in particolare possiamo acquistarlo e rivederlo quando e come vogliamo. Non è alieno accontentarsi di quanto viene passato quotidianamente in televisione, dato che abbiamo a disposizione un’offerta immensa di film e canali tematici.
Discorso simile per i videogiochi. Perché spendere una fortuna al day one quando dopo qualche mese o più il prezzo crolla drasticamente? Se abbiamo abbonamenti che non usiamo e non sono fondamentali per la nostra quotidianità… eliminiamoli.
Infine, tornando a inizio articolo… l’automobile. Cambiarla ogni quattro o cinque anni, per chi può permetterselo, è davvero necessario? Se il veicolo è affidabile, manutenuto con attenzione e svolge egregiamente il suo lavoro, sostituirlo solo per avere il modello più recente significa affrontare una spesa pesante. Non sottovalutate questo fattore, tra pubblicità e normative europee pazze (di cui mi lamento qui), pensare di mettersi al riparo da prezzi inaccessibili il prima possibile con la sostituzione del proprio veicolo è un’idea più comune di quanto possa sembrare.
Gli esempi potrebbero continuare e i precedenti sono esclusivamente quelli secondo me più influenti sul nostro benessere.
In fondo, tutto questo discorso riguarda il recupero della nostra capacità di scegliere. Comprare dovrebbe essere una decisione consapevole, non una risposta automatica a ogni invitante stimolo proposto dal mercato.
F.
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