Gli altri Roggero: i principali casi del dibattito sulla legittima difesa

·

Il gioielliere Mario Roggero è stato da poco condannato a 14 anni di carcere, con una sentenza micidiale. Negli ultimi vent’anni molti italiani sono finiti sotto processo dopo aver reagito a furti e rapine. Ecco alcuni dei casi più noti, in ordine cronologico.

Francesco Putortì (2024)
Il 28 maggio 2024 il macellaio Francesco Putortì sorprese due ladri italiani all’interno della propria abitazione, a Reggio Calabria. Secondo la sua versione, durante una colluttazione impugnò un coltello e colpì entrambi gli intrusi, che riuscirono comunque a fuggire. Uno dei due, morì poco dopo. La ricostruzione degli investigatori fu però diversa: secondo loro Putortì li rincorse e li attaccò alle spalle e alla fine si beccò 15 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio e tentato omicidio. I giudici non hanno riconosciuto nessuna attenuante al povero macellaio.

Fredy Pacini (2018)
Dopo 38 rapine nel suo negozio di rivendita gomme a Monte Savino (Arezzo), questo moderno Giobbe, ha deciso (come purtroppo fanno tanti imprenditori) di dormire nei propri locali aziendali. La trentanovesima rapina non si consuma per intero, perché mentre uno dei ladri moldavi prova ad entrare con grazia ninfea, sfondando una finestra a picconate, il gommista esplode cinque colpi alle gambe, tra i peggiori bersagli da mirare, e uno dei due che vanno a segno gli recide l’arteria femorale. Il “malcapitato” muore dissanguato. Nel 2021 grazie alla “Legge Salvini” n.36 del 26 aprile 2019, l’omicidio viene considerata legittima difesa e Pacini pienamente assolto. Estremamente sconvolto dall’accaduto, si è promesso di non usare mai più armi da fuoco. Se necessitate di qualsiasi tipo di gomma per i vostri mezzi e siete dalle parti di Monte Savino, andatelo a trovare qui.

Mario Cattaneo (2017)
Il 10 marzo 2017 l’oste Mario Cattaneo si ritrova un ladro all’interno della sua osteria, a Casaletto Lodigiano (Lodi). Ne nasce una colluttazione durante la quale parte un colpo di pistola che colpisce mortalmente il romeno Petre Ungureanu. Per 7 anni Cattaneo finisce sotto processo con l’accusa di omicidio volontario.

Dopo un lungo iter giudiziario, nel 2024 la Corte d’Assise d’Appello di Milano lo assolve in via definitiva perché il fatto non costituisce reato, ritenendo che lo sparo sia partito durante la colluttazione e non come gesto volontario contro un ladro ormai in fuga. Dopo 7 anni si è capito che in un momento di panico, può capitare che una persona armata e aggredita spari.

Massimo Zen (2017)
Nella notte del 22 aprile 2017 la guardia giurata Massimo Zen intercetta la fuga di una banda di disonesti lavoratori che ha assaltato un bancomat a Vedelago (Treviso). Durante l’inseguimento apre il fuoco contro l’auto dei malviventi, uccidendo Manuel Major, un giostraio di 37 anni che stava scappando insieme ai complici. La giustizia ritiene che il pericolo fosse ormai cessato e lo condanna in via definitiva a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio volontario e risarcimento ai familiari.

Dopo oltre due anni di carcere, nel 2025 il Presidente Mattarella gli concede una grazia parziale, tenendo conto anche del mostruoso risarcimento da 500.000 € già versato ai familiari della vittima e delle sue condizioni di salute. Credo che la grazia sia dovuta più alle gravi condizioni fisiche di Massimo, piuttosto che ad altro. Aveva seri problemi odontoiatrici che gli rendevano difficoltosa un’adeguata alimentazione ed aveva perso circa 30 kg. Se fosse morta in carcere una persona che ha subito un torto del genere, immaginate che ulteriore scempio sarebbe stato.

Rodolfo Corazzo (2015)
La sera del 24 novembre 2015 il gioielliere Rodolfo Corazzo rientra nella propria villetta di Rodano (Milano) quando viene assalito da tre rapinatori armati. Dopo averlo picchiato e minacciato, i malviventi lo costringono ad aprire la porta di casa e a disattivare l’impianto di videosorveglianza. All’interno dell’abitazione si trovano anche la moglie e la figlia di appena dieci anni.

Una volta entrati in casa scoppia un violento conflitto a fuoco, poiché Corazzo aveva una pistola nella giacca con regolare porto d’armi. Secondo la ricostruzione, Corazzo spara inizialmente un colpo in aria; uno dei rapinatori riesce però a impossessarsi di un’altra arma del gioielliere e risponde al fuoco. Corazzo reagisce, colpendo mortalmente uno dei banditi, mentre gli altri due riescono a fuggire.

Fin da subito il gioielliere sostiene di aver sparato soltanto per difendere la propria famiglia. Indagato per eccesso di legittima difesa, nel 2017 la Procura archivia definitivamente il caso, riconoscendo che aveva agito in una situazione di reale e concreto pericolo.

Circa dieci anni dopo quella notte verrà eletto sindaco di Rodano.

Graziano Stacchio (2015)
Il 3 febbraio 2015 il benzinaio Graziano Stacchio sente degli spari dalla gioielleria vicina al suo distributore, a Ponte di Nanto (Vicenza). Una banda di damerini armati di kalashnikov sta tentando un colpo e all’interno del negozio c’è anche una giovane commessa. Stacchio prende il suo fucile da caccia, esplode alcuni colpi in aria e alle gambe dei malviventi, uno di questi, zingaro, viene colpito alla coscia e morirà, forse meritatamente, per dissanguamento e abbandonato dai complici.

Il benzinaio viene indagato per eccesso colposo di legittima difesa, ma l’inchiesta per fortuna si conclude con l’archiviazione. Stacchio si è ritrovato improvvisamente in uno scenario da guerra e ha sparato per difendersi dalle armi d’assalto dei criminali.

Ermes Mattielli (2006)
Storia tristissima. Il 13 giugno 2006 il rottamaio (chi raccoglie e rivende rottame metallico) Ermes Mattielli sorprende due ladri nomadi nel deposito della sua azienda ad Arsiero (Vicenza). I due stanno caricando materiale rubato su un furgone quando Mattielli gli spara 14 colpi addosso. Purtroppo, nonostante questa pioggia di piombo, i due zingari non muoiono.

La giustizia ritiene che non vi fosse un pericolo tale da giustificare l’uso dell’arma da fuoco e lo condanna a 5 anni per tentato omicidio, imponendo anche un risarcimento ai due ladri complessivo di 235.000 €.

Già gravemente malato, Mattielli muore nel 2015 prima che la vicenda giudiziaria si concluda definitivamente. Non avendo a disposizione la somma effettiva da versare, pare che ai due zingari siano state date due vecchie case della vittima.

Uno scempio in tutti i sensi, anche perché ai due criminali sono state assegnate pene ridicole di 4 mesi. Alla fine il crimine per loro ha pagato eccome.

Giovanni Petrali (2003)
Il 17 maggio 2003 Giovanni Petrali viene assalito da due rapinatori armati all’interno della sua tabaccheria a Milano. Durante la rapina viene picchiato m riesce però a impugnare la pistola e fare fuoco: uno dei due rapinatori muore, l’altro rimane gravemente ferito.

Durante il processo gli viene contestato di aver esploso sette colpi quando il pericolo era ormai cessato. Inizialmente vengono chiesti 9 anni di reclusione dalla pm Barbaini, perché avrebbe agito per “vendetta personale”, a pericolo cessato. In primo grado viene condannato a 1 anno e 8 mesi per omicidio colposo e lesioni colpose. La Corte d’Appello ribalta però completamente la sentenza, riconoscendo la legittima difesa putativa: secondo i giudici, Petrali, ancora sconvolto dall’aggressione appena subita, aveva erroneamente ritenuto di essere ancora in pericolo. Oltre all’assoluzione, gli viene restituita anche la pistola.
Mi ha fatto un’estrema tenerezza questo video del 2016 dove esprime solidarietà a Corazzo.

Trovo orripilante che quando si tratta delle vittime dei furti o delle offese, lo Stato faccia pelo e contropelo delle azioni compiute dai malcapitati, mentre per quanto riguarda i malviventi pare sempre tutto più fumoso e interpretabile.

Guardatevi anche questo mio altro articolo a riguardo.

Sembra quasi che questi personaggi siano costretti a rubare perché in qualche astratta condizione di estrema difficoltà. Penso che ladri si nasca. Una persona non predisposta a queste malefatte, non avrebbe mai il coraggio di entrare in proprietà altrui per rubare e fare danno, ricchezza o povertà che sia.

Mi rincuora che finalmente le vittime di questi crimini così gravi non siano più tenuti a risarcire economicamente le famiglie dei criminali. Copio direttamente dal Corriere della Sera: “Secondo l’articolo 7 del nuovo decreto Sicurezza di luglio 2026 «chi è vittima di rapina, furto, sequestro a scopo di estorsione, violenza sessuale non dovrà risarcire l’autore del delitto in caso di danno»”. 

F.

Se apprezzi quello che scrivo e vuoi sostenere questo progetto, puoi offrire un piccolo contributo libero.
Che Dio ti benedica!

Clicca qui per sostenere il blog.