No-mosessuali. Luoghi dove essere gay è ancora reato. Edizione 2026.

·

Lo scorso 27 luglio due terroristi islamici compiono un attentato al gay pride di Berlino, con un bilancio di 29 feriti e una donna morta. Da questa tragedia, nasce la riflessione: quali sono i posti in cui i gay oltre a essere odiati, sono perseguitati?

Il contenuto di questo articolo è riferito principalmente a quanto reperibile liberamente al seguente link, che riporto per intero:

https://database.ilga.org/criminalisation-consensual-same-sex-sexual-acts

A rendere disponibili le informazioni è la ONG ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) che raccoglie tantissime organizzazioni mondiali che si occupano dei diritti di questa gente. Uso i loro dati perché risultano essere una fonte autorevole e certamente non perché sono un fan delle varie organizzazioni multialfabetiche, anzi, vorrei usare questo articolo per mostrare (come se ce ne fosse bisogno) l’ipocrisia e l’incoerenza di tante di esse, presenti nei nostri paesi occidentali, che guardacaso garantiscono quasi sempre tutti i diritti indispensabili che una persona dovrebbe avere per vivere dignitosamente e magari felicemente.

Comunque, basta chiacchiere e vediamo, dai peggiori ai migliori, i trattamenti che in giro per il mondo vengono riservati a gay e compagnia grafematica. Dal database ILGA, risulta che tra i paesi ONU, 65 di essi criminalizzano in qualche modo la devianza sessuale. Partiamo dai più “cattivi”, in ordine alfabetico.

PAESI CON PENA DI MORTE LEGALMENTE POSSIBILE PER GLI OMOSESSUALI

Arabia Saudita
Ultimamente è diventata sinonimo di stato islamico moderato… diciamo che non per niente così. I rapporti omosessuali sono criminalizzati nell’ambito di un sistema giuridico fortemente basato sulla Sharia. La pena prevista può arrivare alla morte, anche se risulta complicato capire con precisione quando e come venga applicata. ILGA World ha documentato oltre 40 casi di repressione tra il 2000 e il 2021, tra arresti, condanne, frustate e altre forme di persecuzione. Nel 2000, nove uomini furono condannati a 2.000 frustate ciascuno e diversi anni di carcere, mentre nel 2005 decine di uomini, probabilmente dei travestiti, furono condannati a un ammontare totale di 14.200 frustate e reclusione fino a due anni.

Insomma, sarà uno stato moderato, ma con la frusta sono abbastanza prodighi.

La pena capitale non è rimasta soltanto teorica: forse il fatto più impressionante risale al 2000, quando tre cittadini yemeniti furono decapitati con accuse comprendenti l’omosessualità. Non si sa per certo se si trattasse di pedofili. Nel 2019, durante un’esecuzione di massa di 37 persone, cinque uomini erano stati condannati anche per attività sessuali tra persone dello stesso sesso. Il rapporto segnala inoltre casi di tortura ed esami anali forzati, utilizzati dalle autorità per cercare presunte prove di rapporti omosessuali. L’ultimo aggiornamento dei dati risale al 2023.

Brunei
In Brunei, i rapporti omosessuali sono criminalizzati dalla legge islamica, introdotta progressivamente dal 2013 e pienamente applicata dal 2019. Per determinati atti è prevista anche la pena di morte, sebbene nel Paese sia in vigore una moratoria de facto sulle esecuzioni dal 1996. Non risultano tuttavia esecuzioni effettuate per questi reati.
L’ultimo aggiornamento dei dati risale al 2023.

Iran
Poteva mancare nella lista dei cattivi, quello che sicuramente ne detiene il primato? Secondo ILGA tra il 1979 e il 2020 si sarebbero verificate almeno 241 esecuzioni legate a condotte sessuali tra persone dello stesso sesso, anche se il numero esatto è difficile da stabilire, soprattutto per la segretezza che circonda i procedimenti e per la sovrapposizione tra le accuse di omosessualità e quelle di violenza sessuale. La repressione non riguarda soltanto i rapporti sessuali: le autorità hanno documentatamente arrestato e maltrattato persone LGBT anche sulla base dell’abbigliamento, dell’espressione di genere o di semplici sospetti. Sono inoltre documentati casi di torture, frustate, detenzioni arbitrarie e condanne alla pena capitale. Nel 2022, ad esempio, un uomo condannato per sodomia (la pratica di rapporti sessuali anali eterosessuali, omosessuali o anche animali) fu giustiziato nell’ambito di un’esecuzione di massa. L’ultimo aggiornamento dei dati risale al 2023. Ricordiamoci che codesta nazione oltre a perseguitare gli omosessuali, non lesina nei massacri della popolazione. Nel 2026 pare ci siano stati almeno 30.000 morti con le manifestazioni di gennaio, antecedenti la guerra. Qui un link in inglese del Time.
Mi fa sorridere amaramente che in Europa abbiamo spesso visto piazze multicolore solidarizzare con questo regime.

Mauritania
I rapporti omosessuali sono criminalizzati e la legge prevede anche la pena di morte, sebbene nel Paese sia in vigore una moratoria sulle esecuzioni dal 1987. ILGA World ha documentato almeno tre casi di applicazione della legge tra il 2008 e il 2023, ma sottolinea come la scarsità di informazioni renda impossibile conoscere l’effettiva portata della repressione. La società rimane fortemente conservatrice e sono documentati arresti, detenzioni e maltrattamenti nei confronti di persone LGBT. Quello che mi ha più impressionato dei casi riportati risale al 2011: Nel novembre 2011, tredici o quattordici uomini sospettati di essere gay furono arrestati a Nouakchott, la capitale del paese. Secondo le testimonianze, alcuni furono spogliati, bendati e picchiati con cavi elettrici durante la detenzione. Furono successivamente trasferiti nel carcere di Dar Naïm e rilasciati a specifiche condizioni nel dicembre dello stesso anno. Non si sa altro a riguardo. Anche qui “last update” 2023.

Nigeria
I rapporti omosessuali sono criminalizzati in tutto il Paese, ma la situazione è particolarmente grave nei 12 Stati settentrionali che applicano la legge islamica della Sharia, dove per determinati atti è prevista anche la pena di morte mediante lapidazione. Le esecuzioni per questi reati sembrano tuttavia essere estremamente rare. ILGA World ha documentato oltre 80 casi di repressione e applicazione penale della legge tra il 2002 e il 2023, comprendenti arresti, frustate, violenze e umiliazioni. Insomma, tutto molto tranquillo. Tra gli episodi più gravi, nel 2005 un uomo dello Stato di Kano (uno degli “infami” dodici) fu condannato alla lapidazione per sodomia; l’intervento del Relatore speciale delle Nazioni Unite gli consentì di presentare ricorso e, almeno fino al 2008, non risultava essere stato giustiziato. Nel gennaio 2014, tre uomini accusati di avere rapporti sessuali tra loro furono catturati da alcuni abitanti nello Stato di Imo (stato del sud, ufficialmente laico). Furono spogliati, legati con delle corde e portati in giro per le strade, esposti alla folla, prima di essere brutalmente picchiati. Successivamente furono condotti nella casa del capo tradizionale della comunità per essere sottoposti a una cosiddetta «cerimonia di purificazione». Uno dei tre morì a causa delle ferite riportate; gli altri due furono consegnati alla polizia per essere perseguiti. Il resto non si sa. Sì, anche qui, dati fermi al 2023.

Somalia
***************

Uganda
Anche qui il menù repressivo comprende arresti arbitrari, torture, detenzioni senza processo, esami anali forzati e violenze da parte della polizia e della popolazione. Forse in questo paese ho trovato uno degli episodi più impressionanti di questa lista. Nel settembre 2006, il tabloid Red Pepper pubblicò un elenco di quasi 50 uomini e donne che definiva omosessuali, invitando i lettori a “inviare i nomi di questi deviati affinché possiamo pubblicarli e svergognarli, liberando la nostra patria da questo vizio mortale”. Poi, so che volete saperne di più dell’esame-anale-forzato; sembra una pratica per cui del personale medico, in base a un’ispezione dello sfintere, sia manuale che con oggetti (non ho approfondito di che tipo) riescano a risalire a pratiche omosessuali nei maschi. Ovviamente l’oggettività di queste pratiche è prossima allo zero. Di queste “visite” se ne rintracciano dal 2013 al 2023. Inoltre, nel 2023 è entrato in vigore un nuovo Anti-Homosexuality Act, che ha ulteriormente inasprito la normativa e prevede la pena di morte per alcune forme di “omosessualità aggravata”. Anche qui ci fermiamo al 2023 con i dati.

Yemen
Quando si parla di questo paese oltre alla miseria, si pensa subito agli amichetti dell’Iran, gli Houthi. Oltre a loro, purtroppo, ci sono anche altri gruppi jihadisti quali Ansar al-Sharia a flagellare altre zone del paese.

Ho scritto anche un articolo approfondito sulla guerra in Yemen, lo trovate qui.

La repressione comprende arresti arbitrari, torture, violenze sessuali, esami anali coatti, esami genitali e frustate in pubblico. Tra il 2011 e il 2012, fino a 316 uomini furono arrestati in diverse province con l’accusa di omosessualità. Tra il 2012 e il 2014, inoltre, sarebbero state uccise almeno 35 persone sospettate di essere gay da gruppi militanti che controllavano alcune zone del Paese. Nell’agosto 2020, una donna transgender yemenita fu arrestata dalla polizia, apparentemente per il semplice aspetto delle sue sopracciglia. Fu torturata per 20 giorni, anche tramite waterboarding (una tecnica di tortura che provoca alla vittima la sensazione di annegare e soffocare, versandole acqua sul volto mentre è immobilizzata) nel tentativo di costringerla a confessare di essere una lavoratrice sessuale e di avere rapporti omosessuali. La famiglia pagò una tangente per fermare le torture, ma successivamente la sottopose a ulteriori abusi a causa della sua identità di genere. Dopo 60 giorni di detenzione preventiva, fu condannata a un anno di carcere e 100 frustate, eseguite immediatamente nell’aula del tribunale. Nel 2021 riuscì a fuggire dal Paese.

Sicuramente tornerò su qualcuno di questi paesi, con maggiori dettagli sui terribili trattamenti riservati agli omosessuali.

PAESI CON ERGASTOLO LEGALMENTE POSSIBILE PER GLI OMOSESSUALI

Come avrete letto, tutti i paesi precedenti criminalizzano l’omosessualità e nella quasi totalità dei casi la punizione si risolve diversamente dalla morte… o con malefatte talvolta peggiori. In altre parti del mondo la legge prevede la possibilità per gay e co. di passare il resto dei loro giorni in carcere. Vediamo molto velocemente quali sono.

Bangladesh
Legalmente è possibile il carcere a vita, anche se, dalle informazioni di ILGA, pare che si tratti più di una forma di deterrenza, poiché le pene sono abbastanza ridotte. Estremamente negativo che la polizia spesso si ritrovi a perseguitare persone omosessuali o semplicemente presunte tali. Anche l’atteggiamento della maggioranza della popolazione nei confronti di queste persone rimane fortemente negativo.

Guyana
In Guyana (Sud America), la legge prevede ancora pene molto severe per i rapporti omosessuali: la sodomia può comportare l’ergastolo, mentre la tentata-sodomizzazione è punita con 10 anni di carcere. Gli atti di “grave indecenza” tra uomini, anche se compiuti privatamente, possono invece comportare due anni di reclusione. La situazione potrebbe però cambiare: nel luglio 2025, cinque dei sei principali partiti politici si sono impegnati ad abrogare queste disposizioni, inclusi tutti quelli che hanno poi ottenuto seggi in Parlamento. Ad oggi però permane la legge sulla sodomia, ma pare che sia più un retaggio coloniale che una legge applicata in modo ferreo.

Sierra Leone
In Sierra Leone è ancora in vigore una legge risalente all’epoca coloniale britannica. La Sezione 61 dell’Offences Against the Person Act del 1861 punisce la sodomia, prevedendo per gli uomini condannati una pena che va da 10 anni di carcere fino all’ergastolo. Una disposizione vecchia di oltre 160 anni, insomma, che è ancora lì soltanto a fare la muffa, perché di casi documentati ce ne sono veramente pochi e perlopiù ridotti a fermi relativamente brevi. Direi che tra i gigantissimi problemi della Sierra Leone, i gusti sessuali siano alquanto poco rilevanti.

Sudan
In Sudan, la sodomia è criminalizzata dalla Sezione 148 del Codice penale. Fino al 2020, la legge prevedeva 100 frustate e fino a cinque anni di carcere, mentre per una terza condanna potevano essere applicati la pena di morte o l’ergastolo. La riforma del 2020 ha eliminato sia la pena capitale sia le frustate, ma ha mantenuto pene detentive severe: fino a sette anni per una seconda condanna e l’ergastolo per una terza. La legge punisce inoltre gli atti di “grave indecenza” e altri comportamenti di natura sessuale ritenuti lesivi della “modestia pubblica”, di qualunque cosa si tratti. Anche in Sudan, l’opinione pubblica e la società in generale discriminano e maltrattano gli omosessuali, con i metodi già precendetemente esposti (mazzate, arresti arbitrari e umiliazioni).

Tanzania
I rapporti omosessuali sono criminalizzati e possono essere puniti con l’ergastolo, oppure, se vi va bene, con una pena minima di 30 anni di reclusione. Anche a Zanzibar (arcipelago semiautonomo appartenente alla Tanzania, una sorta di Groenlandia per la Danimarca per semplificare) vigono severe norme contro i gay, con pene fino a 14 anni. Particolarmente significativa è la repressione politica e sociale: nel 2017 esponenti del governo arrivarono a chiedere l’arresto di persone accusate di promuovere l’omosessualità. Nel 2023 alcuni parlamentari arrivarono a invocare la pena di morte per i rapporti tra persone dello stesso sesso, mentre nel 2025 il governo stava valutando ulteriori misure per inasprire la repressione.

Uganda
Già vista la situazione drammatica in questo paese. La condanna di carcere maggiore risale al 2023, con due insegnanti detenute per 60 giorni. Quindi anche se la legge prevede il carcere a vita, casi del genere raramente si manifestano.

Zambia
La normativa contro gli omosessuali è sostenuta da una forte opposizione politica e religiosa: l’ex presidente Edgar Lungu ha mantenuto una posizione particolarmente dura, mentre esponenti religiosi hanno esercitato pressioni per impedire qualsiasi modifica delle leggi. Nel 2022 il portavoce del Governo ha inoltre ribadito che i rapporti tra persone dello stesso sesso sono illegali e che le relative norme non sarebbero state modificate. I casi documentati sono pochi, ma da queste aree remote del mondo non ci si può aspettare una copertura stile Garlasco.

SITUAZIONI PARTICOLARI

Questo paragrafo raccoglie quei paesi in cui è possibile la pena di morte per omosessuali e co., ma a livello legislativo c’è scarsa chiarezza.

Afghanistan
Nonostante non sia chiaramente definito da una qualche documentazione ufficiale, in Afghanistan, la persecuzione delle persone omosessuali ha assunto forme particolarmente brutali, soprattutto dopo il ritorno dei Talebani al potere nel 2021. ILGA World ha documentato oltre 65 casi di arresti, violenze e persecuzioni dal 1998 al 2023, mentre altri rapporti hanno raccolto almeno 98 episodi di violenza mirata dopo il ritorno dei Talebani. Le persone omosessuali sono state sottoposte ad arresti arbitrari, torture, violenze sessuali, frustate pubbliche e uccisioni, spesso senza alcuna garanzia giudiziaria, ovviamente. Nel novembre e dicembre 2022 diversi accusati di “reati morali”, tra cui rapporti omosessuali, furono frustati pubblicamente negli stadi. Nel maggio 2023, infine, fu riferito che la Corte Suprema talebana aveva condannato 37 persone alla lapidazione e altre quattro alla morte mediante crollo di un muro (sì, sepolti dai calcinacci) per adulterio e sodomia.

Emirati Arabi Uniti
Negli Emirati Arabi Uniti, i rapporti omosessuali sono criminalizzati attraverso un sistema giuridico fortemente influenzato dalla Sharia. La pena di morte è teoricamente possibile in determinate interpretazioni della legge, anche se ILGA World non ha trovato prove della sua applicazione recente per rapporti omosessuali consensuali. La repressione, però, è tutt’altro che teorica: tra il 2004 e il 2023 sono stati documentati almeno 21 casi di applicazione penale, comprendenti arresti, carcere, deportazioni, violenze e abusi contro persone LGBT o semplicemente considerate troppo “femminili” nell’aspetto. Sono stati inoltre documentati i “vostri” amati esami anali forzati.

Pakistan
Nella Terra dei Puri per rapporti omosessuali la legge prevede pene che possono arrivare fino all’ergastolo. Una norma contro gli “atti osceni” viene inoltre utilizzata per colpire, secondo ILGA World, lavoratori sessuali uomini, persone transgender e hijra (termine ombrello per identificare chi non si identifica in un uomo… anche se biologicamente lo è). Più controversa è la possibilità che, attraverso le norme islamiche sulla zina, alcuni rapporti omosessuali possano teoricamente comportare la pena di morte per lapidazione: ILGA sottolinea però che questa interpretazione è contestata e che le disposizioni sembrano riferirsi specificamente a rapporti tra uomini e donne. Nel 2023, inoltre, la Corte federale della Sharia ha limitato significativamente alcune tutele introdotte dalla legge del 2018 per le persone transgender, sostenendo l’incompatibilità di alcune sue disposizioni con la legge islamica.

Qatar
In Qatar esiste, almeno teoricamente e secondo alcune interpretazioni, la possibilità della pena di morte, sebbene le autorità qatariote sostengano che questa non venga applicata per i rapporti omosessuali e che le condizioni previste dalla Sharia per la lapidazione siano praticamente impossibili da soddisfare. La repressione, tuttavia, è tutt’altro che teorica: ILGA World ha documentato 17 casi di applicazione delle norme, tra cui arresti arbitrari, violenze di ogni tipo, umiliazioni e detenzioni senza processo. Particolarmente colpite risultano le persone transgender, alcune delle quali hanno raccontato di essere state arrestate per il semplice fatto di essere truccate e poi picchiate, rasate (un caso nel 2014 e diversi nel 2022) e sottoposte a “terapie di conversione”. Durante i Mondiali del 2022, nonostante le rassicurazioni rivolte ai visitatori stranieri, furono inoltre documentati nuovi casi di arresti e abusi. Insomma, se siete omosessuali, in Qatar conviene rasarvi la testa.

Somalia
La Somalia, da quanto ci raccontano anche i media, sembra un inferno in terra: uno stato segnato da decenni di conflitto, instabilità politica, povertà e dalla presenza di gruppi armati che controllano parte del territorio. In questo contesto estremamente complicato, le persone omosessuali sono esposte a una persecuzione particolarmente brutale. A livello burocratico i rapporti omosessuali sono punibili fino a tre anni di carcere, ma la prevalenza della Sharia lascia aperta anche la possibilità della pena di morte. ILGA World documenta diversi casi di arresti, frustate, condanne a morte e lapidazioni. Nel 2013, un ragazzo di 18 anni accusato di sodomia sarebbe stato sepolto fino alla vita e poi lapidato a morte. Nel 2016, una donna dichiarata lesbica sarebbe stata condannata a morte, riuscendo a fuggire dal Paese poche ore prima dell’esecuzione.

ALTRI PAESI IN CUI L’OMOSESSUALITÀ È REATO

Passiamo in rassegna solo per nome e per pena massima gli altri stati in cui risulta essere fuorilegge l’omosessualità. In questo caso l’ordine è crescente per quanto riguarda la reclusione massima possibile.

Libano – 1 anno
Liberia – 1 anno
Zimbawe – 1 anno

Algeria – 2 anni
Burundi – 2 anni
Chad – 2 anni

Eritrea – 3 anni
Ghana – 3 anni
Guinea – 3 anni
Marocco – 3 anni
Oman – 3 anni
Siria – 3 anni
Togo – 3 anni
Tunisia – 3 anni
Uzbekistan – 3 anni

Camerun – 5 anni
Comore (tre isole a ovest del Madagascar) – 5 anni
Libia – 5 anni
Trinidad and Tobago – 5 anni
Turkmenistan – 5 anni

Kuwait – 7 anni
Mali – 7 anni
Samoa – 7 anni

Maldive – 8 anni

Burkina Faso – 10 anni
Grenada (arcipelago nel Mar dei Caraibi) – 10 anni
Jamaica – 10 anni
Myanmar – 10 anni
Saint Vincent e Grenadine (arcipelago di 32 isole a sud dei Caraibi) – 10 anni
Senegal – 10 anni
Sri Lanka – 10 anni
Sud Sudan – 10 anni
Tonga – 10 anni

Isole Salomone – 14 anni
Kenya – 14 anni
Kiribati (è uno stato insulare dell’Oceania situato nell’Oceano Pacifico centrale) – 14 anni
Malawi – 14 anni
Papua Nuova Guinea – 14 anni
Tuvalu (minuscolo stato insulare della Polinesia, Oceania, tra Australia e le Hawaii) – 14 anni

Iraq – 15 anni

Malaysia – 20 anni
Niger – 20 anni

Brunei – 30 anni

*****************************************

VI RICORDO CHE SE VOLETE APPROFONDIRE IN AUTONOMIA PER CIASCUN PAESE, POTETE CONSULTARE IL SEGUENTE LINK:

https://database.ilga.org/criminalisation-consensual-same-sex-sexual-acts

Arrivati alla fine di questo siluro, una cosa mi sembra difficile da negare: noi occidentali viviamo, con tutte le nostre imperfezioni, in una condizione di libertà e tutela dei diritti enormemente superiore a quella di molti, se non tutti, i paesi appena esaminati. Si può discutere con calma di discriminazioni e diritti che qualcuno ritiene ancora insufficienti, ma un omosessuale in Europa può vivere, lavorare, formare una coppia e condurre una vita normale senza rischiare carcere, torture, bislacche ispezioni anali o la vita per il proprio orientamento sessuale.

Questo non significa che l’Occidente sia il Paradiso. Significa avere un minimo di proporzione nel giudicare il mondo in cui viviamo. Prima di continuare a raccontarci quanto siamo arretrati, forse sarebbe il caso di ricordarci anche quanto i nostri avi hanno già costruito e Dio ci ha concesso con ineffabile bontà.

Data la complessità di questo articolo, se rilevate errori, sarò ben lieto di correggere e approfondire eventuali refusi.

F.

Se apprezzi quello che scrivo e vuoi sostenere questo progetto, puoi offrire un piccolo contributo libero.
Che Dio ti benedica!

Clicca qui per sostenere il blog.