La figura della donna madre è ormai demonizzata da circa un trentennio in tutto l’Occidente. In Italia questa idea suicida è più grave che altrove. Se le donne non vengono messe in condizione di procreare, siamo condannati all’estinzione e lo stato a collassare.
Questo è uno dei contenuti più complessi che ospiterà questo blog, quindi mettetevi comodi e davanti al pc.
Come a scuola, iniziamo dal problema
In Italia nascono un numero ridicolo di bambini. Stato e Chiesa sembrano sempre prendere molto alla larga questa emergenza gravissima e prioritaria da risolvere.
Fatemi sapere se oltre a questo secondo voi ci sono altri problemi di pari urgenza. Io ad oggi ne vedo solo un altro della medesima catastroficità. Ne parlerò sicuramente in un altro articolo.
Avevo impostato questo articolo con i dati del 2024, ma essendo usciti i dati aggiornati del 2025 (che trovate qui), basiamoci su questi più nuovi.
Nel 2025 c’è stato il minor numero di nati (355.000) da quando esistono le rilevazioni ISTAT. I morti sono stati invece 652.000, un po’ meno del 2024. Se fate un calcolino con qualsiasi chatbot, vi dirà che nel 2025 i morti sono 83,66% in più dei nati.
Sostituzione etnica
Quelli che parlano di sostituzione etnica, basandoci sui dati a disposizione… hanno perfettamente ragione. Nel 2025 gli immigrati stranieri regolari sono da report ISTAT 440.000 e gli irregolari intorno a 66.000 (il Viminale calcola solo i clandestini arrivati via mare, non quelli arrivati via terra, quindi potremmo arrotondare a 70.000). Quindi anche qui, più del 100% dei nati.
E per dessert, non dimentichiamo che parte di quei disgraziati nati nel 2025 ha almeno un genitore di origine straniera (21,8% dei 364.000 di prima).
Sempre per la sostituzione etnica, i nuovi nati sono praticamente una “zavorra” per lo stato, mentre gli stranieri che hanno un’età media di 29 anni, sono pronti per lavorare, riprodursi e sostituire gli italiani che son sempre meno.
La svalutazione della suprema femminilità: la donna madre
Essendo questo un blog principalmente di riflessioni, mi baserò soprattutto su quelle e su quanto propinato dall’industria culturale.
Negli ultimi 30 anni, con la spinta micidiale del consumismo, si è andato a delineare un modo di pensare molto lontano da quello dei nostri predecessori. Principalmente i nostri nonni, in media, avevano una vita morigerata, attenta al futuro, legati molto al passato e alle tradizioni. Tutto ciò tenuto insieme anche da una spiritualità connessa al cristianesimo, talvolta reale, talvolta strumentale. Questa mentalità da “formica” a lungo andare, ha contribuito seriamente a renderci uno dei migliori paesi dove si possa vivere. Nel frattempo è stato concesso alle donne di essere sempre più importanti nella società, fino ad arrivare a una quasi totale parità di genere. Teniamo a mente che nel 2026 nella maggior parte del mondo non è così.
A fine secolo, questo stile di vita è andato sfumando completamente, sostituito da una narrazione in cui l’obiettivo ultimo di ciascun individuo dovrebbe essere il successo individuale. Per raggiungere questo obiettivo una persona avrebbe dovuto concentrarsi sulla carriera e ottimizzare tempi e soldi.
Ovviamente questo tipo di narrativa ha avuto pochi effetti concreti, poiché casi positivi di questo tipo non sono diffusi. Infatti, poche persone possono definirsi veramente di successo. “Puoi essere chi vuoi” è un po’ troppo complicato per la maggior parte delle persone che se ne sono accorte e hanno cominciato a respingere questo tipo di narrazione.
Quindi, per ammorbidire un po’ questo racconto, ne è progressivamente arrivato un altro, più popolare, in cui il successo è stato sostituito con un’espressione che io definirei eterna giovinezza.
Complice un forte individualismo che si è insidiato molto di più grazie alle piattaforme social statunitensi, alla fine siamo arrivati che non conta il successo, ma conta come usi il poco tempo che hai a disposizione. La vita è già complicata anziché dedicarci a questioni serie e al futuro, dedichiamoci al piacere attuale, nostro e individuale. Identifico questo piacere con la mania per la salute, per i viaggi, per il consumo a tutti i costi. Chi non consuma è uno sfigato.
Quindi, in tutto questo turbinio di cazzeggio, è caduta quella morale che nessuno insegnava ma era dentro tutti i nostri avi, per cui ciascun individuo aveva un ruolo nella società e ci si aspettava delle cose da esso (lavoro e famiglia innanzitutto).
Questi due capisaldi sono, in un modo o nell’altro, saltati. Il lavoro è visto perlopiù come un solo fine per racimolare qualche quattrino da spendere in fuffa intrattenitiva (parlo sempre per la maggioranza dei casi), mentre la famiglia viene vista come un peso insostenibile a livello economico e di responsabilità. Chi non ha responsabilità molto importanti? Esatto, i giovani, per questo ho chiamato questo modo di vivere eterna giovinezza. In pratica si decide di crescere solo anagraficamente, perché spiritualmente comporta troppe rinunce.
Sulle donne questa mentalità da giovincello, ha ovviamente aiutato molto il raggiungimento dello stato attuale di declino demografico. Per anni le hanno tartassate con l’idea che una donna diventata madre troppo presto avrebbe “sprecato il proprio potenziale”. Una donna senza figli viene spesso rappresentata come più indipendente, moderna e realizzata.
Il problema non è che una donna scelga liberamente di non avere figli. La libertà di scelta è un valore. Il problema nasce quando l’intero contesto culturale spinge quasi esclusivamente in quella direzione e quando diventare madre viene continuamente venduto come costi economici, responsabilità e futuro incerto.
Una società veramente sana dovrebbe promuovere la maternità, semplicemente perché senza ricambio generazionale senza ricambio generazionale nessuna nazione può mantenere nel tempo il proprio sistema economico, il welfare, le pensioni e la propria identità culturale.
Idee pazze su come aumentare le nascite
Dato che non sono né un demografo né un politico metto di seguito alcune idee che un fantomatico governo di persone serie (che con questo andazzo non avremo mai) potrebbe attuare per “gonfiare più pance”.
Dato che lavoro da solo quanto segue sarà abbastanza grezzo e potrei usarlo per futuri contenuti.
- Cestinare l’ideologia woke e teoria gender.
Come scritto prima, una parte della cultura occidentale ha spinto sempre di più verso l’individualismo, il presente e l’autorealizzazione, mettendo in secondo piano famiglia, responsabilità e futuro. La scuola dovrebbe limitarsi a trasmettere conoscenze il più possibile oggettive, senza farsi portavoce di particolari ideologie. - Creare una narrazione pro-famiglia, di concerto con la Chiesa.
Valorizzare le donne secondo me non è renderle delle insopportabili cagne come nei film americani recenti, ma basterebbe condividere maggiormente l’emergenza demografica dell’Italia e promuovere la maternità come scelta di vita di estremo valore e non come condanna. A contribuire a questo anche un maggior coinvolgimento della Chiesa su questo tema, che ultimamente viene tenuto abbastanza ai margini. - Tassare chi dopo una certa età non ha figli / non è sposato.
Se una persona dopo i 30 anni ancora non è sposata o non ha figli, deve avere una maggiorazione delle tasse in busta paga. Questo perché non contribuisce “come dovrebbe” alla crescita demografica e quindi economica del paese. Ovviamente non calcoliamoci dentro i sacerdoti o chi per forza di cose non si può sposare o avere figli (anche se qualche economista sadico lo farebbe). - Mettere a reddito la maternità.
Oltre ad aumentare l’assegno di maternità, che attualmente ammonta a circa 2000,00€ suddivisi in 5 mesi, se una donna supera un certo numero di figli deve ricevere aiuti sostanziali non solo economici ma anche di sgravi fiscali. Anche l’AUU (Assegno Unico e Universale) dovrebbe essere esteso a un maggior numero di persone e anche con redditi più alti.
In alternativa una donna può decidere di “isolarsi” dal mondo del lavoro per un tempo determinato per dedicarsi alla cura e alla crescita dei figli, ricevendo mensilmente un’indennità maggiorata in base al numero di figli.
Questo è il punto chiave dell’articolo e che richiederebbe il massimo sforzo: riportare delle donne a scegliere la maternità e la cura dei figli, senza sentirsi un peso sociale ed economico addosso. Non deve più esistere differenza tra madri che scelgono esclusivamente di dedicare la propria vita alla procreazione e all’educazione dei figli, da quelle che lavorano. - Valorizzare le madri. Lo stato non dovrebbe limitarsi a dare solo sussidi ma ad esempio riconoscere contributi pensionistici aggiuntivi per ogni figlio, riduzioni fiscali sostenibili per ogni figlio a carico, il riconoscimento economico degli anni dedicati alla crescita dei bambini e agevolazioni per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie.
Questo articolo è stato un po’ tutto: analisi, sfogo e pars construens. Data l’importanza del tema, ci tornerò sicuramente.
F.
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Fonti:
ISTAT
ISTAT report indicatori demografici 2025;
Cruscotto statistico sbarchi del Ministero dell’Interno (aggiornato al 10/06/2026);
ISTAT Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2024;
Report ISTAT – Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente | anni 2023-2024;

Commenti
Una risposta a “Per fare più figli, le donne devono lavorare meno.”
[…] fa impazzire che nonostante la popolazione diminuisca di anno in anno, e ho scritto anche un articolo in merito, la cementificazione del terreno sembra inarrestabile. Ovviamente non si costruiscono solo case ma […]