Tra foreste che spariscono in poche ore e un continuo sorgere di nuovi edifici e infrastrutture, siamo sicuri che a far male all’ambiente siano soprattutto i combustibili fossili?
Secondo le elaborazioni del CNR-IBE (Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche), l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950.
Comunque, quando si parla di clima, tra difensori delle energie rinnovabili, gasoliofobi ed improbabili ecodementi, poco si parla di un problema molto complesso, perlopiù relegato ai margini, ovvero l’aumento inesorabile delle superfici cementificate.
Dal portale del Sistan (Sistema Statistico Nazionale; una roba tipo ISTAT) si può consultare il rapporto ISPRA sul consumo di suolo. Lascio il link qui.
Secondo i dati ISPRA relativi al 2024 (gli ultimi disponibili ndr), in Italia le superfici già consumate superano i 21.775 km² (sta scritto in questa pagina da qualche parte). Nello stesso anno sono stati trasformati in aree artificiali altri 83,7 km² di territorio, circa 23 ettari al giorno, con un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Per impanicarvi ancora di più, calcolate 2,7 m² di terreno cementificato al secondo. Minecraft spicciaci casa.
Calcolando anche le aree ripristinate, il saldo netto resta di 78,5 km². Sembrano pochi, ma si tratta di una superficie di estesione maggiore di tutti gli edifici di Torino, Bologna e Firenze messi insieme, secondo i dati del 2023. Se l’Italia continuasse a consumare circa 75 km² di suolo all’anno, in un solo decennio trasformerebbe altri 750 km²: un’area quasi tre volte maggiore di quella del Lussemburgo.
La cementificazione distrugge non solo la vegetazione: rende il terreno incapace di assorbire l’acqua, aumenta il rischio di allagamenti, distrugge habitat naturali e sottrae spazio all’agricoltura. In città, asfalto e cemento trattengono il calore, rendendo le estati sempre più insopportabili. Ogni metro quadrato cementificato è un pezzo di territorio che uccidiamo, a livello biologico.
Mi fa impazzire che nonostante la popolazione diminuisca di anno in anno, e ho scritto anche un articolo in merito, la cementificazione del terreno sembra inarrestabile. Ovviamente non si costruiscono solo case ma anche per strutture commerciali e infrastrutture. Capannoni, centri logistici, strade e parcheggi continuano a occupare territorio, mentre spesso si preferisce costruire su nuove aree anziché recuperare quelle già urbanizzate. Così ci ritroviamo con meno abitanti, ma pietra e acciaio.
Sinceramente ci vedo dietro una tacita speculazione a tutti i livelli. Nuove case per far lavorare le imprese edili e nuovi centri commerciali per aumentare il fatturato delle diverse aziende. Nella mia città di circa 50.000 abitanti abbiamo almeno una ventina di grandi supermercati (quelli tipo Eurospin, Conad, Top eccetera). Manco fossimo capoluogo di provincia.
Se da una parte perdiamo boschi e terreni agricoli sostituendone ogni circa 3 secondi con qualcosa di artificiale, forse bisogna aggiungere un’incognita all’equazione dei danni climatici. Nessuno mette in dubbio l’importanza di ridurre le emissioni, ma perché il consumo di suolo rimane così spesso in secondo piano? Il territorio non è infinito e, una volta impermeabilizzato è difficile recuperarlo. Possiamo discutere per anni di motori ed energia, ma se continuiamo a divorare il territorio come se fosse infinito, è serio il discorso ambientale che stiamo facendo?
F.
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